Nutrirsi Di Luoghi Comuni

Tre anni fa ho trascorso/sprecato un mese della mia vita nella ridente cittadina di Gent, la più fiamminga città del Belgio, in cui tutto è riempito di sale o incastonato nel muschio, a seconda che vada mangiato o meno.
Come faccio in ogni mio viaggio all’estero, ho dedicato molta attenzione a ciò che è proposto ai consumatori nei supermercati in particolar modo ai  prodotti che qualificano come italiani.
I tortellini del banco frigo, ad esempio, si chiamano “Benito”, nome scelto sicuramente a caso e senza fini evocativi; vi basti sapere che sono penosi e che sulla scatola c’è scritto di scolarli dopo tre minuti, tempo invece appena sufficiente per masticarli senza frantumarsi i molari.

Una volta, ispezionando il banco frigo, rimasi colpito da una pizza pronta del Dr. Oetker, casa serissima di prodotti per dolci, dolci pronti e via discorrendo, il quale nome noi abbiamo avuto la necessità di convertire in Cameo.  Ricordo di aver sghignazzato alle spalle di un intero popolo per quella pastella rasoterra ripiena di porcherie indefinite, con l’etichetta “ITALIAN STYLE” e il profilo della bandierina tricolore. «Solo loro possono farsi gabbare da una pizza che si chiama Ristorante».

Come mi sbagliavo, avrei dovuto intuire che il fatto che siamo il Paese della pizza non significhi assolutamente nulla, possiamo farci gabbare benissimo lo stesso.

Non molto tempo dopo, infatti, l’Italia ha accolto questa meraviglia, assieme al suo affascinante spot.
Tutto, in questo breve ritaglio, deve comunicare “Italia”. La prima cosa da fare è versare nel bicchiere vino rosso, così si capisce subito dove andiamo a parare. A onor del vero, manca la tovaglia a quadrettoni bianchi e rossi e l’uomo tarchiato coi mustacchi e il grembiulone sudicio, che urla frasi in napoletano sulle polpette e i babà.
L’atmosfera di serenità che si deve infondere purtroppo obbliga ad accantonare il tema de “Il Padrino” di Ennio Morricone, ma “La donna è mobile” del Rigoletto ristabilisce il livello di luogocomunaggine. Rumore di chiacchiericcio di persone che non ci sono, un altro paio di effetti sonori fai da te ed ecco la coppia glam che mangia la pizza, lui a pezzettini, lei una briciola alla volta, entrambi nel compimento del dovere di mostrare l’apprezzamento con ogni muscolo facciale.
In realtà sono su un ponte (ora che ci penso, ma una figlia di Romina Power non aveva festeggiato il compleanno in modo analogo? Che brivido), non in un ristorante, il che ci fa capire che anche a casa puoi avere una pizza buona come al ristorante, bla, bla, bla.
Il nuovo modo di vivere la pizza, a parer loro, consiste in questa location inusuale, in cui soffiare su una candela significa provocare il blackout su dodici stati.

E qui si arriva alla menzogna. Non è una pizza, è un frisbee passato al rullo compressore.  Ingredienti a caso sminuzzati con il chiaro intento di ottenere un frullato, bordo inesistente come se finora fosse stato solo uno scomodo effetto collaterale della cottura. La frase “le immagini sulla confezione hanno il solo scopo di illustrare il prodotto” è stata creata per questa occasione, perché per una nuova regola culinaria, che ci spacciano come italiana, ogni singola pizza Ristorante, di qualsiasi gusto si tratti, deve essere arricchita con quattro cucchiaini di pesto verde, unto e nauseante. Ma attenzione, sulla confezione il pesto non deve comparire, altrimenti si rovina la sorpresa. Se non c’è l’inghippo dove sta l’italianità?

Comunque, mi dispiace per i pubblicitari in questione (non è vero, non mi dispiace affatto, mi serviva solo una frase per introdurre) ma con l’italianità non ci siamo per niente, siete dei dilettanti, avete trascurato elementi imprescindibili:

  1. Un quadro /una foto della torre di Pisa o una carta geografica dello Stivale. Se si vuole la finezza, Un’Action Figure di Totò Schillaci.
  2. Il suonatore di mandolino che si impegna in “O sole mio”; o almeno una fisarmonica.
  3. Ratti, tanti ratti. E uno sguattero che cerca di schiacciarli con la schiumarola. 
  4. Il mafioso ciccione al tavolo più grande che mangia cannoli e si sporca l’anello col rubino che porta al mignolo. In alternativa, può aggiustare il bavero a uno scagnozzo e dirgli «Tu lo sai quanto mi costa averti come cugggino, Salvatore?»
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28 commenti

Archiviato in Senza categoria

28 risposte a “Nutrirsi Di Luoghi Comuni

  1. Ieri l’ultimo commento, oggi il primo(forse).
    Semplicemente spettacolare. Purtoppo ho già rubato trop temp al lavor con il commento al post d’ier perciò ci si rivede più tardi su qst schermi.
    ps: In effetti non credo che quella pubblicità abbia niente di italiano. Volevano citare qualche luogo comune in maniera fine, ma è così vacua che la vedi una volta e non ricordi nenche cosa hai visto.
    pps: ion generale sulle pizze da banco frigo credo che in Italia bisognerebbe dichiararle fuorilegge!

  2. E pensare che lo stereotipo vende e richiama turisti che lo cercano (e ahimè a volte lo trovano.)

    Aloha StefsTM

  3. utente anonimo

    Io dovrò andare a Gent per qualche mese quest’autunno… è così oscena come città? Almeno adesso ho scoperto che vendono dell’ottima pizza 😉

    Dal mio punto di vista, anche il blackout è un evidente segno di italianità

    L’ingegnere

  4. Hai dimenticato imprescindibili segni di italianità:
    + La coppola
    + gigantografia di Totò
    + Action Figure della Madonnina del Duomo di Milano
    + Action Figure del gondoliere con gondola annessa
    + enorme bandiere tricolore con annesso simbolo politico di “colui che si è fatto da solo” (io lo faccio tutte le sere, ma mica mi vanto)

    E altre chicche che ora non mi vengono in mente.

    P.S.: hai notato il nuovo spot del deodorante da casa “politically correct & interracial” in cui una giraffa deodora il cesso con un coso automatico mentre i figli CINGHIALI la guardano adoranti?

    J

  5. utente anonimo

    clap clap clap clap!!!!
    -rumore di appalusi…un’altra mattina inziata con il sorriso!!ciaooouu
    *valentina

  6. utente anonimo

    HA!HA!HA! Capito per caso su questo blog…Complimenti vivissimi: è raro trovare qualcuno che dia perfetta voce ai tuoi pensieri, con il quale condividere lo stesso sense of humour…Non sono l’unica dunque-per dirne una-che rischia l’ulcera appena sente “MA TU SEI NINAAAA!!!!”
    Ancora complimenti
    S.

  7. Posso aggiungere, memore del ristorante italiano che frequentavo in America, la PARETE CON RAFFIGURATO IL GOLFO DI NAPOLI DIPINTO? No perchè…sono elementi che danno qualità.

  8. Ecco,giusto le cose che ti fanno venir la voglia di cambiare nazionalità.
    Tralasciando il fatto che odio, giuro, odio svisceratamente quelle donne che mangiano la pizza tagliata a tasselli di puzzle da 1500 pezzi…sarà che io, la pizza, per godermela la taglio in quattro poi ripiego e azzanno!
    Ma poi…pizza italiana!
    Come recita una gran pizzeria a Firenze: la vera pizza non è quella con tutti i “troiai” che la gente ci mette sopra!
    Ma chi se la magna la pizza con gli spinaci???
    Che è, una gabola per far mangiare verdura agli adulti capricciosi???

    In quanto agli stereotipi, visto che sono su un ponte, potevano metterci il gondoliere veneziano che canta O sole mio in perfetto napoletano!

    O una bella nube tossica di diossina, giusto per rimodernare l’immagine dell’Italia e mostrarla col nuovo stereotipo dei giorni nostri!

    Voglio emigrare!

    …si, voglio emigrare in quel paese che fece una pubblicità per il burro dove il burro, per dimostrarne la cremosità ed altro veniva usato per tutto meno che per mangiare…però il tavolo di cucina c’era,giuro!…solo che traballava un po’…

    Vostra, ahimè italianissima, Eclisse

  9. utente anonimo

    ciao, leggo da un po’ e mi trovo sempre d’accordo ma oggi mi hai ricordato quando tre estati fa in norvegia scovai (grazie alla lonely planet) questa catena di fast food http://www.peppes.no/bestill/TilStart.do
    ecco nel menu era rappresentata la “classica famiglia italiana con la donna con il fazzoletto nero in testa (mi pare che il menu a lei abbinato si chiamasse concetta o carmela…) e poi tutti tra figli e mariti vestiti con gessato e sigaro in bocca…. ovviamente la pizza era uno scempio e non sono andata oltre la vetrina…

    ps consiglio la pubblicità labello cartoon style dove si baciano con o senza….

  10. La pizza Ristorante al tonno è così farcita di cipolle che la candela si scioglierebbe soffiandoci sopra come fa la tipa

  11. utente anonimo

    dopo essermi fatta 4 risate, devo proprio deluderti, in quanto la pubblicità in questione urtica i miei nervi già da diversi anni. La prima volta l’hanno data su uno dei tanti canali tedeschi che si vedono qui in Svizzera. Quando poi ho visto che incominciavano a darla anche sugli italiani…. beh, mi sono cascate le braccia. Se non possiamo più arrogarci almeno il merito di fare le migliori pizze al mondo (mangiando e/o vendendo questo tipo di cibi questo merito lo perdiamo di sicuro), che altro ci rimane in questo bel paese? beh… già, il merito di avere i mucchi di immondizia più alti e “fetenti” d’Europa….

  12. vedete che non state attenti? è come la pizza che mangi al ristorante, non quella che mangi in pizzeria. avete presente quei ristoranti che non hanno un forno per pizza, non hanno pasta da pizza e non hanno il bancone tutto pieno di farina? quei ristoranti dove arriva un cliente scassamaroni che vuole la pizza anche se non è in menù e per non mandarlo a quel paese prendono una pizza surgelata, ci sbattono sopra qualcosa a caso che trovano nella dispensa, la sputazzano (non è pesto, ma segno di gravi problemi bronchiali) e poi la sbattono in forno a 10.000 gradi che non hanno tempo di stare ad aspettare solamente per un cretino che vuole la pizza.
    ecco, questa pizza è ESATTAMENTE come quella. di cosa vi lamentate? è come se pretendeste qualcosa di decente dalla zuppa di pesce congelata della ditta “antica pizzeria tirolese”.

    ma all’estero questa è l’immagine che hanno della cucina italiana e quando vengono in italia e gli dai qualcosa di decente hanno anche il coraggio di dire “non sono mica il classico turista boccalone, io voglio mangiare la VERA BUONA pizza italiana, senza crosta, con il tonno e gli spinaci, dal gusto plastificato e con quella cosa verde e vischiosa sopra” e rifiutano la vera cucina. e nei luoghi di villeggiatura preferiti dai tedeschi, la cucina si è adattata.

    tripponzio

  13. Ti ho scoperto oggi e subito inserito tra i feed. Complimentoni, splendido blog, splendida penna, spassosissimi post 🙂

  14. troppo bello, hai dato voce ai miei dubbi…ecco cosa c’è di strano in quello spot…la pizza senza bordi

  15. Che oltretutto l’ho assaggiata ed è davvero ributtante!!!!!!!!!

  16. Chiedo scusa a tutti, aver dimenticato la gondola (di solito su un centrino su un televisore in finta radica) è imperdonabile.
    @l’ingegnere, Gent è una tipica città del nord del Belgio, in sé non è male, ma viverci rende depressi! E’ da dire che ci sono stato d’inverno con -12 gradi e umidità perenne, tutti presi a pattinare sul ghiaccio a tutte le ore. La malavita turca imperversa ad ogni angolo (a proposito di turchi, sono i più simpatici in quella città e hanno panetterie dove tutto è ottimo) non un bagno che sia gratis fuorché quello di casa propria, cibo che porta alla follia, prezzi abbastanza alti. Il Carrefour è un’ancora di salvezza, c’è cibo veramente italiano. Amano gli italiani, li adorano, ma per la loro incolumità, se ti innervosisci ti chiedono se per caso sei mafioso.
    Ah, se dovessi pagare la bolletta dell’acqua, sappi che lì si paga l’acqua che esce dal rubinetto e quella che esce dallo scarico, quindi due volte la stessa acqua. Oh almeno questo è quello che mi ha detto il mio amico fiammingo!

  17. utente anonimo

    Ciao! Anch’io ho vissuto a Gent, ci ho scritto la tesi su Maeterlinck.
    Post spettacolari, complimenti

  18. Che poi, mi spiegate perché sono SU UN PONTE?? A me un ponte non fa venire in mente né una casa né un ristorante..mah…

  19. utente anonimo

    Oddio, sono alle lacrime! 🙂

    Tuttavia il nome “Salvatore”, giusto per aggiungere quel tocco inconfondibile di luogo comune, dovrebbe essere “Savvvvvatoore”…

    Post spettacolare, chapeau.

  20. utente anonimo

    Che io questa pizza l’ho provata quando abitavo in Inghilterra, e il pomodoro è pure acido ;_; Che schifezza.

    Ficie

  21. Terribile, sì… ma ancora più terribile è il commento #12 di Tripponzio… sì, perché ha perfettamente ragione: a Firenze centro non c’è un posto dove mangiare qualcosa che non sappia di plastica e non le somigli (a prezzi che naturalmente non siano da Grand Gourmet: immagino che al “Baglioni” qualcuno che cucini decentemente ci sia!).

  22. utente anonimo

    Io sono orgoglioso di essere italiano – ma che figure di @#*!& ci fanno fare all’estero, con quella MAH-ravigliosa pizza (pizza?)… E adesso qualcuno ha avuto il coraggio di importarla proprio nello stato in cui non avrebbe mai potuto nascere. Vabbe’, per lunghi anni ha imperversato ad Aosta una pizzeria (denominata, ohibò, “Bella Napoli”), dove le pizze erano ancora peggio di quella lì, quindi, se avete assaggiato la pizza (eeeeh? Pizza?) “Ristorante” consolatevi: non avete ancora conosciuto il peggio del peggio.

  23. Una pizza con tutto quel tonno sopra(non si vede neanche un centimetro di pasta) ti resta sullo stomaco per mesi…figuriamoci poi se è un preparato Cameo…che orrore, venite a mangiarla a Napoli, ci sarà la munnezza(altro mezzo, quantomai attuale, da utilizzare per rivangare l’italianità) ma almeno è una pizza coi controfiocchi! 😛
    Miriam

  24. @ Regulus: ma dai, sei di Firenze pure te?

    Cmq non esser così cinico, qualche buchetto dove non si mangia male senza lasciare due stipendi e un mutuo c’è…quando me li ricordo te li dico…me ne ricordo eh!…eppure…ma porc!
    …ok, son tutti fuori dal centro…ottimo però, per evitare la fastidiosissima ztl notturna -.-

    Fiorentina, Eclisse

  25. utente anonimo

    Aggiungerei un’altro punto importante alla lista dei “Tre Elementi Imprescindibili”: Una vaso poco pretenzioso di fiori finti un po’ sbiaditi, comodi perchè “non bisogna mai annaffiarli” o magari uno dei soliti grandi piatti da pizza con decori centrali di una quattro stagioni colante di formaggio inspiegabilmente, e inquietantemente, oserei aggiungere, giallognolo e la scritta a buffi caratteri neri, o anche bianchi rossi e verdi, “PIZZA” in vendita alla modica cifra di €5-10.

  26. No, sono pugliese, ma le disavventure per cercare al centro di Firenze cibo degno di questo nome che non costasse quanto una palla del David le conosco perfettamente 🙂

  27. @ Regulus21: in effetti, ammetto che sia necessario un addestramento militare per uscire dal centro con pancia soddisfatta e portafoglio vagamente integro:D…il problema è che questo addestramento lo abbiamo in pochi:P
    Per gli stranieri: se venite a Firenze: MANGIATE E BEVETE IN PERIFERIA! Che almeno vi salvate anche da quella porcata della ZTL =_=…io odio il sindaco, lui e tutti i suoi collaboratori!

    Eclisse

  28. Queste informazioni mi serviranno; se andrò a Firenze un giorno, (e speriamo di sì) al momento del pasto evito il sindaco e vengo a cercare Eclisse!

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