Quel Tocco In Più

Oggi si inaugura una nuova tag, “Operazione Nostalgia”; un modo simpatico di dire che, d’ora in poi, ogni tanto ravanerò nel cestone delle offerte del grande magazzino.

Per esordire ho scelto lo storico spot (non il pallido remake che l’ha recentemente sostituito) con le varie declinazioni del caglio col ruggito, i Tigre ,  perché il jingle è di quelli belli di una volta, precisi nella metrica e ripetitivi fino all’ipnosi; e perché lo spot, come in generale quelli degli anni ’80-‘90, sembra dotato di un’ingenuità disarmante che fa sempre sorridere.

Il motivetto è costellato da voci fuori campo di troll imbestialiti che minacciano: «Formaggio Tigrrrre!». I prodotti e le scritte, illuminati come le stesse sagome al neon  che annunciano la vicinanza di un night club, introducono i protagonisti , a parer mio da incorniciare:

  • il padre-Magnum P.I. con lo sguardo «Te digo mi!»;
  • la bambina con l’acconciatura à la Charlie’s Angel e un maglione giallo-Tigre confezionato con i cartamodelli di Passione Maglia. Ma almeno non è truccata come un’anziana maitresse;
  • Il bambino, Kevin Bacon da piccolo, con  lo sguardo sinceramente sorpreso di chi era rassegnato a mangiare qualcosa di vomitevole;
  • La mamma, antitesi della mamma delle Panatine (ci ricordiamo tutti della mamma delle Panatine, nevvero?) coperta fino al collo da una camicia monastica, che va in compostissima estasi. Almeno non è truccata come un’anziana maitresse.

 

Il messaggio dello spot è così riassumibile:

Se sei un infante, ti toccano anche i formaggini a spicchi, nella briosa confezione rotonda che aprendosi si comporta da 33 giri.

Se sei un adulto, ti spettano solo le fette. E se adesso ti sembra una cosa sopportabile, ne riparleremo quando le ritroverai  schiaffate sul cibo a pranzo e a cena, SEMPRE: sui fusilli al pomodoro e basilico; sull’arrosto con contorno di quei cosi verde scuro che non capisco cosa siano ma sembrano secchiate di olive;  adagiate come la sindone sulle zucchine con sopra animaletti di bosco e su quell’altra roba che, a prima vista, parrebbe una squadra di nuoto sincronizzato di cosce di pollo che si allena nella palude che lambisce la discarica.

Save the best for last, la parte migliore è senza dubbio  il finale: «Ora la genuinità la trovi anche fondente e cremosa»,  che dovrebbe essere l’introduzione gagliarda di un prodotto con valore aggiunto, ma che si veste ineluttabilmente di comico: come dire che, prima di allora, la genuinità la potevi trovare solo in quanto lega pesante di tungsteno, con la consistenza del soufflé di marmo e al sapore di pietra.

Quanto mi mancano queste cose!

 

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15 commenti

Archiviato in Operazione Nostalgia

15 risposte a “Quel Tocco In Più

  1. Se col padre ho vacillato, quando ho visto i figli sono rotolata a terra.

    In pratica, non importa quanto brava o non brava sei a cucinare, con una sottiletta sopra è buono tutto, mi pare di cogliere.

    Adesso che vado a casa a preparare il pranzo non mancherò di aggiungerne una nel forno a microonde.
    Poi ti faccio sapere…
    :*

  2. >ma sembrano secchiate di olive

    per me sono volgari piselli 🙂

  3. Vale, mia cara, mi raccomando anche sul dolce.

    cjinzja, lo pensavo anch’io.. è che sembrano irragionevolmente voluminosi!

  4. Io NON ricordo che i formaggini si aprissero così facilmente, anzi… in genere mi riducevo come se fossi caduto in un barattolo di vinavil!

    Il bambino in due mosse apre magicamente lo spicchio. Più che il sosia di Kevin Bacon, sembra il figlio di Chuck Norris.

    Difatti, attuai una tecnica che mi ha fatto ingerire tonnellate di alluminio, ma non mi sono più sporcato: tagliavo un angolino dello spicchio, premevo e ingurgitavo, spesso succhiando direttamente. L’antenato della maionese in tubetto, ecco 🙂

  5. Ah beh, quello era il must: tagliavi l’angolo coi denti e poi spremevi sul cracker e veniva giù il formaggio a ricciolo con grande soddisfazione estetica.. ci accontentavamo di poco!

  6. il signore con i baffi a me ricorda molto gigi sammarchi, più che il padre di tom selleck.
    io comunque sono sempre stato terrorizzato dal formaggino tigre, non tanto per la tigre in sè stessa, ma perchè sia i personaggi, che la musica, che il prodotto stesso, mi davano l’impressione di muffa. anzi, non di muffa, ma di aver “preso aria”. presente quando chiudi male il formaggio e diventa giallo e duro? quando il formaggino a cui si è crepato l’odiosissimo involucro metallico diventa di marmo? ecco, quello.
    ah, per quanto riguarda i formaggini e l’impossibilità di aprirli, il tutto deriva da una campagna per de-cristianizzare la gioventù. con quello che porconavo per riuscire ad aprire uno stramaledetto formaggino (e quelli triangolari sono anche facili, apri tu quelli tondi del belpaese)…

    tripponzio III

  7. utente anonimo

    A proposito di “nostalgia”, ti propongo di scrivere un pezzo su Capitan Findus e la sua evoluzione nella storia. Da vecchio lupo di mare che pesca per ore per poi mangiare del volgarissimo pesce surgelato comprato al lidl, al giovane aitante idolo delle teen agers che fa… la stessa cosa.

    “Buon pesce! Tanto gusto! Tutta forza!”

    Ciao
    Cristian

  8. Cristian, se per il momento ti accontenti di qualcosa che ho già scritto, avevo fatto un accenno in proposito in uno dei miei primi post

    http://leuovadelnonno.splinder.com/post/15804604/Largo+ai+capitani+di+domani

    riguardo a un post incentrato sul tema, accetto con piacere il suggerimento e penso che presto me ne occuperò 😉

  9. Bellissima! lieta che tu sia tornato a scrivere a pieno regime, mi sei mancato.

  10. utente anonimo

    I formaggini Tigre sono sempre stati i miei preferiti… è grave???

    Miki

  11. riflettendo sulle pubblicità dei prodotti alimentari, mi è venuta in mente una piccola incongruenza. si associa sempre il “genuino” del prodotto con la “leggerezza” e il suo essere “salutare”.
    le nonne delle pubblicità farebbero questi sughi “come si faceva una volta”, buoni, sani, leggeri.
    evidentemente mia nonna è una nonna atipica: il sugo di pomodoro gronda di olio e grassi, un pasto dalla nonna significa una digestione di almeno 3 giorni, con abiocco permanente. anzi, se il sugo è di solo pomodoro, senza ragù o altro, viene cotto con della carne in umido per “dargli sapore”.
    è solo la cucina casalinga di casa tripponzio ad essere una mattonella, oppure sono atipiche le nonne dei pubblicitari?
    nel secondo caso, sarebbe interessante studiare come la mancanza di una cucina grassa può influire negativamente sul cervello umano…

    tripponzio III

  12. tripponzio, ho il sospetto che tua nonna sia mia madre… quindi (colpo di scena alla beautiful)… tu sei mio figlio (o al più un nipote!)!!!

    però i formaggini tigre so’ proprio buoni!

    e riguardo il modo di aprire i formaggini rotondi, ti svelo un segreto (da brava mamma…)… io prima sollevo torno torno la parte ripiegata, poi la strappo tutta, lasciando i bordi scoperti e infine tolgo gli strati sopra e sotto.

  13. Mi hai appena ricordato quanto li odiavo…erano ributtanti e con un sapore di piedi misto gas…meglio susanna tutta panna

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