Modus Vivendi

Grazie a YouTube, foriero di link, ho il piacere di parlare dei due nuovi spot della Renault Twingo, apprezzati da alcuni e ritenuti detestabili da molti altri.

Il primo spot ha come protagonista un ragazzetto che guida la sua auto nuova di zecca intrisa di coetanei. Si notino le cinture di sicurezza rosse per i due seduti davanti (sembra che viaggino con le borse a tracolla) mentre le sgallettate dietro si muovono liberamente allo stato brado, probabilmente grazie ad una considerazione del tipo: «Cioè.. la cintura non serve che la metti… tanto c’ho i vetri oscurati».
L’allegra compagnia si ferma, apparentemente per un semaforo rosso, proprio di fronte all’entrata di una discoteca, davanti alla quale si è formata una fila di Drag Queens che neanche al carnevale di Rio. Tra di esse, il giovane conducente riconosce il padre, che fa uno sguardo vergognatissimo e cerca di non farsi notare; quel mezzo secondo canonico per farci credere che il ragazzetto scoppierà a piangere o gli dirà una frase modello standard (di solito «da oggi per me sei morto», «tu non sei mio padre» e via discorrendo) e arriva la svolta inaspettata, ovvero la richiesta, gioiosa e amichevole, di essere messi in lista per il club.

Mi si dia del sentimentale, ma ci ho trovato del lirico.
Un padre che vorrebbe sotterrarsi perché il figlio tanto amato scopre la natura più intima del genitore, finora a fatica celata.
Quell’attimo di sospensione narrativa in cui si presume il disprezzo del ragazzo e nel contempo si saggiano il timore, la vergogna, la fragilità del padre.
E il sollievo sorridente della sdrammatizzazione, una piccola lezione per tutti quelli che si aspettavano grandi tragedie dalle circostanze.
Il claim “vivi il tuo tempo” funge da giusto sipario per uno spot che può essere letto sia semplicemente come un guizzo deficiente del pubblicitario, sia come delicato abbozzo di una vita ideale in cui un’anima di lustrini non ferisce per il modo in cui è, ma viene anzi accettata ed amata.
Punti di vista, insomma.

Orbene, a mio parere, i pubblicitari potevano fermarsi qui. E invece no.

Il secondo spot ha un soggetto che un occhio poco attento potrebbe accumunare al precedente, ma che assume significati meno positivamente definibili.
Una ragazza e sua madre, nella loro Twingo e fasciate dalle loro belle cinture di sicurezza rosse, si fermano a un semaforo. Istintivamente, si girano entrambe a curiosare il lato destro della strada, dove spicca l’ingresso di un night, il cui manifesto fotografico annuncia lo show imminente di una certa Lola, vestita solo di guanti bianchi e piuma di struzzo, che altri non è se non la ragazza nell’auto. Solito panico, che si rivela però ingiustificato: le frasi modello standard (nel caso di specie «da oggi per me sei morta» o «tu non sei mia figlia») sono saltate a piè pari, anzi sostituite con un orgoglioso: «ma come, hai trovato lavoro e non mi hai detto niente?».

Per quanto ne so io, un lavoro in cui ci si spoglia a pagamento non è proprio la favola che una madre sogna per la propria figlia. E, sempre a mio avviso, s’intende, la situazione non è comparabile a quella del primo soggetto: lì si parlava di identità non accettata, qui di un mestieraccio, possiamo dirlo senza essere presi per bacchettoni? E in questo caso, cosa sta a significare “vivi il tuo tempo”? E’ un consiglio, tipo “così fan tutte”? La signora, stavolta sì in perfetta linea coi tempi, quasi si stupisce che la figlia abbia trovato lavoro, non importa quale sia. Ma siccome hanno una bella Twingo nuova e un aspetto molto curato, Lola non sembra spinta dalla necessità quanto da una scelta deliberata. E’ qui che “vivi il tuo tempo” prende un senso diverso, di un buttarsi via, di una sovraesposizione che non giova alla dignità, lo penso senza moralismi.

La differenza tra i due spot, che sembrava insignificante, si rivela in realtà colossale.
Il padre Drag Queen, sotto i vestiti sgargianti, ha da offrire se stesso in quanto genitore.
Stoffa e cerone sono come muri da abbattere per chi voglia mostrarsi con sincerità (e con molti rischi) ai propri cari.

Lola, sotto le piume di struzzo, ha da offrire solo il corpo.
Quella poca stoffa che avrà da togliere sarà un mezzo rapido per un facile guadagno.
E nessuno, nemmeno la madre, è interessato a conoscere altro di lei.

Due modi profondamente diversi di vivere il proprio tempo. Forse troppo, per essere accumunati.

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28 commenti

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28 risposte a “Modus Vivendi

  1. utente anonimo

    Molto d’accordo con te. Grazie. Pituffa

  2. Hola J. Dalla notte tiro fuori queste due righe per dire che non so bene come interpretare il tutto, ma propenderei per vedere i due spot come simili. Nel senso che è pur vero che nel primo c’è la questione del profondo rispetto del padre per la “normale” vita del figlio che lo porta a celare la sua drag-queen-style-life, mentre nell’altro c’è una giovane pulzella che fa outing-inaspettato-involontario-silenzioso di un lavoro che molte non amano nemmeno pensare che esista. Però, ed è per questo che sono così simili ai miei occhi, il concetto di fondo (“vivvi il tuo tempo”) secondo me va letto come una chiara sovraesposizione del filo rosso che accomuna le scelte del sistema. Vivi il tuo tempo, fai quello che ti pare, chissenefrega degli altri, conti solo tu, w l’individualismo e bonalè. Il padre dragQ e LolaSTAR fanno qualcosa di male? No, risponde il popolo. L’uno si mette due pajette e va a divertirsi con gli amici, l’altra fa un lavoro (magari poco reclamizzato in questa veste, ma più che sovraesposto mediaticamente a cominciare dalla selva di veline et similia) che rende bene, che pemette di vertirsi e vai di Moulin Rouge. Capisco l’equazione “padre DragQ – figlio aperto =/= figlia LolaStaR – madre aperta ” perchè ne primo caso è, sipresume, una condizione innata, nel secondo una scelta deliberata. Ma anche no.
    m9 (STANCOmorto[sai che novità]eFORSEdomaniNONvadoArovigo)

  3. Aha Teso’. Mi sembrava di rileggere la mia tesi di laurea… 🙂

  4. M9, grazie,
    il tuo è il punto di vista alternativo che stavo cercando, assolutamente condivisibile.
    Mi permetto di rilanciare la questione: posto che Lola non compie atti comparabili all’omicidio, unito al fatto che la sovraesposizione di cui si parla inizi dalla tv (a qualsiasi ora la si guardi), basta davvero questo a renderla un’attività onorevole? In altre parole, ho il timore che, sotto l’egida del laissez faire, laissez passer applicato alla vita sociale, si rischi di annacquare una scala di valori che subirà sempre delle variazioni a seconda del soggetto, ma che non dovrebbe mai prescindere dall’attribuzione di alto valore alla persona.
    Non so se mi sono spiegato, ma ti ringrazio nuovamente per l’opinione alternativa.

  5. Il che è bene, Miss V, no? 🙂

  6. utente anonimo

    Grande come al solito Jon!
    Ah, non so se te la hanno già segnalata o ne hai già parlato, nel qual caso chiedo venia, ma mi sembra degna di nota e quindi degna di una tua recensione, una pubblicità di assorbenti (non ricordo quali) grazie ai quali la tipa rimorchia un tipo dopo che si scontrano e lui le raccoglie il prezioso involucro… Veramente una svolta per noi donne! Volevo linkarti il video, ma non sono riuscita a trovarlo, magari qualche altro lettore più attento saprà aiutarmi! 🙂
    Beth

  7. Il che è benissimo. Qualità vera.

  8. mi spiace un pochino riportarvi con i piedi per terra, ma è risaputo che i pubblicitari creino indossando cravatte con nodi troppo stretti. nel processo creativo c’è una critica mancanza di ossigenazione dell’encefalo, pertanto tutto il messaggio del padre che ha qualcosa da offrire e compagnia briscola, non è stato nemmeno mai immaginato da chi ha creato la pubblicità.
    consiglio vivamente di riguardarla stringendosi preventivamente un cappio attorno al collo, per rendersi conto di come è stata concepita.

    comunque, concordo abbastanza con marcodanove (in provincia di vicenza?). ma anche no.
    il padre nasconde alla propria famiglia la sua natura di dare spettacolo, mostrando il proprio corpo in una mise abbastanza inusuale. la figlia nasconde alla madre il proprio lavoro, di dare spettacolo in una mise meno inusuale (a parte che sembra uscita da una rivista softcore degli anni 60).
    ma forse la mia opinione è dovuta al fatto che, nella mia mente ottusamente borghese, trovo più piacevole la vista della coscia di lola, che di quella del padre-drag queen.

    tripponzio onzio onzio

  9. La mia ipotesi è che la madre di lola sia talmente rincretinita da non aver capito cosa fa la figlia
    Così si spiegherebbe anche il sorriso ebete
    Aerie

  10. In ogni caso, come nello spot recensito da te prima di questo, le donne vengono viste dai pubblicitari sempre nello stesso modo.
    Ciao :o)
    lucifer

  11. A me piacciono entrambi e non mi sono soffermato per nulla sull’aspetto sociologico dei due spot. Per scelta, forse, perché m’è bastato vedere che sono entrambi ben recitati, non ci sono effetti speciali, non ci sono cadaveri riesumati in giro per i boschi, hanno una buona fotografia e un plot diverso dal pattume che c’è in giro al momento.

    Alla fine hai ragione, certo, ma solo per chi si è soffermato fino a quel livello :)))))

  12. utente anonimo

    Come sempre più frequentemente mi trovo concorde con i marcodanove.
    Il lavoro effettuato da “Lola” è eccessivamente mal visto.
    Non vende il suo corpo, al più la sua immagine. Io non lo vedo come uno svilimento della donna, senza contare che è stata lei a sceglierlo e non obbligata.

    A.S.

  13. questo è uno dei post più belli che mi è capitato di leggere sul tuo blog.

  14. utente anonimo

    Concordo.
    Per quanto riguarda Lola…il fatto è che ha scelto un mestiere mortificante per la donna che la relega ad un mero oggetto ed è ancora più triste se si pensa che non è stata un’imposizione.
    La prima versione con il padre drag queen,mi ha fatto sorridere 🙂

    Fedeverza.

  15. utente anonimo

    a me hanno fatto ridere entrambi… sarà che sono sotto esame ma i risvolti psico-sociologici non li avevo proprio immaginati
    di contro ho visto una pubblicità dove c’è una nonna che racconta che dato che la sua nonna quando si era sposata le aveva regalato il pastamatic (o cmq la macchina per tagliare la pasta ora nn ricordo esattamente la marca), ora anche lei farà lo stesso regalo a sua nipote… con la differenza che la nuova è automatica mentre la sua era a manovella!!!!!!!!la nonna ovviamente non sapeva recitare e leggeva (a stento) un copione
    tristissima…. qualcunaltro l’ha vista??? tipo domenica pomeriggio su mediaste mi pare
    streghettamatta

  16. Hola J. Scusa, ma la mia giornata è stata quantomeno inutile.
    Inutile, “in miniera” e non ho saputo se non poco fa che è morta Miriam Makeba. E’ morta a Castelvolturno, sul palco di un concerto contro la mafia, lei che era un messaggio vivente contro l’apartheid e non solo quella del “pata pata”. E’ morta e per me questo, signore e signori, sarebbe motivo per andare in lutto per almeno un mese.
    Tuttavia questo blog non è mio e io l’ho invaso, anzo lo invado troppo spesso con esternazioni che non c’entrano. J., scusami.
    Per fortuna che c’era il nuovo episodio di Montalbano.

    BUT THE SHOW MUST GO ON, so…
    Tornando allo spot aggiungo che no, l’attività di spogliarellista non è onorevole perchè è sovraesposta mediaticamente parlando, ma è “quasi normale” secondo lo spot, perchè al giorno d’oggi qualsiasi cosa va bene. Anche un padre drag-queen che va a divertirsi con l’allegra combriccola.
    Ci sto riflettendo un po’, ma è proprio la premessa di ciò che a me non va giù. Sono d’accordo sul fatto che la persona intesa come soggetto dovrebbe essere il valore più alto da preservare. Tutto questo è sacrosanto, ma io lo applico anche al padre drag-queen. Punto.
    Inoltre ho un’altra considerazione. Esiste una domanda e un’offerta, c’è gente che chiede di vedere determinati spettacoli al night e gente che offre questi spettacoli. Potrei allargare il discorso, ma allora entreremmo nella spinosa questione dello sfruttamento o altro, e non è il caso. L’esistenza di certe forme di intrattenimento per me non sono giustificabili, esistono, ma ai miei occhi non hanno alcun senso. Certe cose assieme a mille altre della nostra società (come le feste in discoteca alle quali devi fare la fila ed entri solo se il buttafuori lo permette, o non entri proprio perchè non sei abbastanza adatto all’ambiente, dove non v’è alcuna possibilità di parlare, neanche in cesso tanto per dirne una) sono quanto di più vacuo esista. Tutta apparenza, anzi tutta vanità (solo vanità).
    Guarda J., io sono un bacchettone e quando mi autodefinisco “sporco reazionario” (di guareschiana memoria), lo faccio perchè quelli per me sono i valori (a dire il vero quelle sono le favole ispirate da determinati valori, ma adesso non voglio addentrarmi nel discorso).
    Beninteso che a me del fatto che il popolo bue accetti sempre di più i comportamenti al limite come “normali” non può che farmi riflettere. Mi fa pensare che l’annacquata scala di valori ce la stiamo remixando (anche se l’impressione è che ce la stiano imponendo) senza alcuna logica ne’ buonsenso. Io comunque vado per la mia strada, seguo quello in cui credo e “dico quel che penso e faccio quello che dico”.
    m9 (cheTANTOancheSTANOTTEchiDORMEpiù)

    @ tripponzio: hai ragione. Comincio a pensare che la spiegazione della cravatta abbia un senso. Delle implicazioni sociologico-morali di cui a questo post concordo anch’io che i “pubbliciautori” non abbiano preso in considerazione nemmeno per mezzo secondo. Comunque non è anni ’60, lo stile allora era ben diverso. Ah si, provincia di Vicenza (basta guardare il mio blog e si capisce).

    @ regulus21: fatti bene son fatti bene, ma ha ragione J. nel dire che non sono educativi. Chiaro che la maggior parte del pueblo non coglie (o magari coglie, ma che fatica pensare un po’ di più…).

    @A.S.: Se per caso leggi ste righe, sappi che per me invece è svilente come più sotto ha ricordato Fedeverza. Che poi il fatto che ci siano donne che amano fare le esibizioniste, questo non vuol dire che va bene. Almeno non per me. Inoltre, e so che dicendo questo mi attiro le ire delle donne, è veramente divertente vedere tutto il lavoro delle femministe per avere una maggiore dignità buttato al vento in continuazione da questo tipo di spot. Anche se in un’altra ottica, e anche alcune donne credo ne siano sono convinte, il lavoro di Lola le permette di esercitare un certo potere sugli uomini. Sai che roba…
    Ah, complimenti per aver colto il particolare delle chiavi dell’Opel Agila prima di tuttti.

  17. J. scusa, ho fatto un casino con i tag!!! A parte la lunghezza chilometrica del mio commento, mi sonon anche perso via e ho cominciato a usare quei cosi. Ma non ho ancora le misure. Scusa ancora.

  18. M9, non importa per i tag 🙂

    In definitiva, diciamo la stessa cosa. Quello della donna che dice di emanciparsi con il controllo che le conferirebbe un palo da lap dance è un leit motiv che sa tristemente di autoillusione.

    Quanto alla questione domanda-offerta, sono dell’opinione che qualcuno dovrebbe offrirsi di meno 🙂

    A.S., quanto vale l’immagine? In termini più schietti, il fatto che Lola non si prostituisca, ma si spogli “solamente”, la rende lodevole?
    E, ancor peggio: come può essere non svilente solo per il fatto che l’abbia scelto lei? Al contrario, se fosse costretta da qualcuno o dagli stenti, non ritengo che la sua dignità sarebbe, in fondo in discussione. E’ invece proprio il fatto che l’abbia scelto lei a renderlo poco dignitoso. In questo modo, ci viene presentata una ragazza giovane che mette nell’armadio il cervello, perché tanto non serve, basta che “venda la sua immagine”. Terribile!

    Nondimeno, il tuo uso della parola “immagine” ci scopre in accordo, se ci pensi. La leggerezza (che ho visto io e magari nessun altro, ci mancherebbe) per me sta tutta nell’accomunare una storia di identità ad una d’immagine.

    Fammi sapere che ne pensi 🙂

  19. Sapete che vi adoro quando fate i sociologi, vero? 🙂

  20. Ognuno ha le sue debolezze, Miss V 🙂

  21. utente anonimo

    Scusate se mi intrometto, ma se Lola fosse andata a fare la velina, e la madre avesse espresso la stessa meraviglia dopo una puntata di striscia la notizia (certo, in questo caso la questione macchina sarebbe un po’ difficile), la storia cambierebbe? Perchè a mio parere i due “mestieri” si equivalgono… Anzi, forse è più dignitoso quello scelto da Lola. O no?
    Beth

  22. utente anonimo

    battuta stupida sul titolo(scusate la voglio fare e scritta e con premessa non rende molto…)

    no Jon non è la Modus è la Twingo 😀

    utente anonimo…:P

  23. utente anonimo

    In tal caso avevo frainteso le tue parole M9.
    Ero convinto che difendessi l’apertura mentale della madre nei confronti di una scelta della figlia.

    Io personalmente non trovo svilente il lavoro da spogliarellista. Se fatto con la giusta ottica in locali per bene, dove non è una passerella per la carne, è un locale dove una ragazza possa provare ad esprimersi con una danza sensuale. Questo perché si attribuisce sempre e in maniera errata secondo me a tutto ciò che è associabile all’erotismo una connotazione di azione volgare e che non deve essere pubblica. Parzialmente vero se fossimo nel secolo scorso o si trattasse di atti sessuali espliciti o lei che gira nuda per la città. Lì si cadrebbe nel reato. Eppure l’erotismo è il motore della pubblicità degli ultimi 20 anni, e anche prima con le pin up. E’ un aspetto sociologico che è stato demonizzato e ora prova ad emanciparsi talvolta finendo in eccessi.
    Personalmente non potrei dire che sarei felice se mia figlia decidesse di andare a lavorare in un locale del genere. Lo accetterei se fosse stata una sua decisione e sapessi che non ci sono rischi di sfruttamento. malvolentieri non lo nego.
    Riprendendo il discorso, tendo a disperdermi a volte, la scelta di spogliarsi non la rende lodevole come non la rende criticabile. E’ una scelta fatta nel pieno delle sue facoltà e delle sue volontà. C’è dignità anche nel sapere di avere un bel corpo e sfruttarlo. Soprattutto perché l’immagine fa riferimento allo stile burlesque che seppur trattando di donne che lentamente diventano sempre più svestite, non è volgare e ritenuto dapprima satirico e poi divertente. C’è chi si eccita. Come c’è chi si eccita dietro a 22 uomini in calzonici a rincorrere una palla.Ribattendo alla tua affermazione “basta che venda la sua immagine” qui parliamo di supposizioni partite da una pubblicità. In ogni caso non è garantito che spenga il cervello perché basta l’immagine. Se si trattasse di Burlesque, sempre rimanendo nell’ambito delle supposizioni, ci vuole una certa ironia e intelligenza per poter satira all’interno di uno spettacolo dove l’attenzione non è rivolta alle parole. Ci vuole creatività. E’ vero che dalla pubblicità possiamo supporre che la famiglia sia benestante e quindi non lo faccia per guadagnare qualcosa per l’università come accade non molto raramente in America. Potrebbe averlo scelto sia per la crisi economica oppure per essere meno dipendente dai genitori per le proprie spese. Perché lo riteneva divertente, soddisfacente per il proprio ego (chi si sente trascurato in qualche modo talvolta ricerca nello spettacolo l’attenzione che gli manca altrove ovvero è esibizionista incosciamente)
    Siamo partiti tutti da una pubblicità. Un modo che è fatto di immagini e non di identità. E’ stata volutamente scelta una immagine che colpisse lo spettatore, non una identità. Nel tal caso forse si sarebbe parlato di vip, che sono conosciute ma sono immagini di persone, non persone che si conosce. Stiamo appunto cercando di dare una profondità a un mondo di immagini, dove non è intenzione dei pubblicitari dargliela.Parlassimo di fiction o meglio di Telefilm americani dove i personaggi diventano familiari e se con buoni sceneggiatori anche profondi forse potremmo parlare di identità.

    Queste sono le mie prolisse idee.
    A.S.

  24. vorrei fare delle puntualizzazioni. ma anche no.
    vorrei ricordare a tutti che ci sono dei concetti che sono assolutamente soggettivi, tra i quali la morale e i suoi valori. di conseguenza anche ciò che è dignitoso e ciò che è svilente. discuterne è un po’ come discutere del sesso degli angeli. potrei fare alcuni esempi di differenza di opinioni in questo campo, ma potrebbero risultare volgari, quindi evito.
    per quanto riguarda i locali che fanno spettacoli “erotici”, mi spiace informarvi che non sono locali “di un certo livello”. sono stato trascinato il mese scorso in uno di questi locali per un addio al celibato e posso assicurarvi che non si trattava altro di mostrare le “grazie”, di arte c’è proprio zero. anche durante lo spettacolo clue, dove tale edelweiss (a dire di uno dei presenti “si vede che è tutto un altro livello”) ha presentato un numero di “magia”, facendo scomparire ripetutamente un attrezzo di scena oblungo e smussato. spero sia chiaro il concetto.

    tripponzio III

  25. Tripponzio sappi che adoro anche te eh…

  26. Utente Anonimo #22: ci avevo pensato, ero lì lì per cambiare il titolo.. ma il mantenimento valeva la battuta 🙂

    A.S. Mi è chiaro il tuo punto di vista, direi che, molto semplicemente, abbiamo posizioni del tutto antitetiche in materia 🙂
    Comunque parlavo di identità e immagine giocando a che le due situazioni fossero vere e a partire da quell’ipotesi ho scritto sulla differenza che suggerivo si potesse cogliere. Anche per questo, come hai giustamente suggerito, sottintendevo che Lola metta il cervello in un cassetto: perché, nell’ipotesi messa in opera, sceglie un lavoro in cui, suvvia, una laurea in chimica non apporta alcun vantaggio 😀

    E’ chiaro a tutti che ciò di cui si è qui parlato o tantomeno l’attribuzione di una qualche identità ai personaggi non fosse l’intento dei pubblicitari.
    Ma è uno dei modestissimi scopi del blog trovare spunti dalle minime cose, a volte seri, a volte al puro scopo di riderci su! Che se ci dovessimo fermare a ciò che ci viene fatto vedere, senza ricorso alla fantasia, questo blog dal layout scarsissimo non saprebbe di che esistere 😀
    Grazie per il modo pacato in cui hai espresso un’opinione assolutamente divergente dalla mia.

    Tripponzio III, amico mio. Mi associo a Miss V, ti adoro anch’io.
    Se un giorno qualcuno mi dovesse porre l’assurda domanda: «qual è il commento più bello che tu abbia mai letto, considerando tutti i tuoi post?» Io risponderò «Quello in cui Tripponzio III mi ha raccontato l’avventurosa storia della signorina Edelweiss».
    Ho riso tutto il giorno, compresa biblioteca silenziosissima e affollatissima (a tal proposito, segnalo l’assenza di depravate in collant).

  27. Veramente io sono colpita da quanto siano CANI gli attori che interpretano entrambi gli spot..
    Persino io saprei metterci più pathos!

  28. utente anonimo

    Ho letto tesi di scienze della comunicazioni con riflessioni meno interessanti e intelligenti… vai con la seconda laurea jl!!!
    XD

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