Andrew, how… Parte II

Benvenuti alla seconda parte del documento scientificamente irrilevante sul comportamento sconclusionato di Andrew Howe quando si relaziona alle merendine.
Se vi siete persi la prima parte (sciagurati) la trovate qui.
La buona notizia è che la piccola persecutrice a molla scompare, non sappiamo se perché affidata ad un centro di recupero e smaltimento o perché ha trovato una preda più recettiva.
La cattiva notizia è che anche i nuovi spot sono intollerabili. Ma, come dico sempre in questi casi, più lavoro per me.

Cercheremo inoltre di trovare una risposta ponderata alla domanda: sarà stato mica lui?
Lo so che detta così non si capisce niente, ma dovrebbe diventare tutto più chiaro al termine di questa ricerca. O forse no, ho dormito tre ore la notte scorsa.

Il nuovo scorcio della quotidianità inconsapevole di Andrew ci scaraventa (tenetevi forte perché c’è fantasia in gemme) nientemeno che in latteria. Siamo chiaramente nel mondo dei sogni, giacché il nostro eroe cammina nel centro storico di Celestopoli, il sole splende, per la strada si aggira controvento addirittura l’uomo dei palloncini.
Ora, noi vorremmo prolungare questo momento StreetView e cercare il Bianconiglio per dirgli che è arrivata l’ora legale e quindi è ancora più tardi, ma siamo ormai moralmente obbligati a seguire Howe per accertarci che non gli succeda niente di male nel tragitto tra casa sua e quella della nonna.

Dev’essere una vita intricata e dolorosa come un cespuglio di rovi, quella del buon Andrew, che trotta bel bello fino alla latteria senza che un solo pensiero scalfisca quella mente sgombera. Il solo contatto visivo con la scritta “ALIMENTARI LATTERIA”, tuttavia, è ampiamente sufficiente a creare un breve scompiglio interiore: «mi è venuta un po’ di fame».
Il turbamento, per fortuna, dura il tempo di un’auto-assoluzione, in quanto Andrew consulta l’orologino digitale e si dà una pacca sulla spalla con paterna comprensione: e ti credo che c’hai fame gioia mia, sei tutto il giorno che te ne vai ronzando come un’apina in primavera.

E’ dunque il momento del teletrasporto, perché vi ricordo che siamo in un mondo magico: noi non sbattiamo neanche le palpebre o la testa sul tavolo che lui è già dentro, come un ninja delle Olimpiadi. E che cosa vorrà acquistare,  in un alimentari latteria? Quelle ciambellazze fuori misura, un filoncino di grano tenero?
No. Il Kinder Bueno.
Non so voi, ma io un po’ di pietà in fondo al cuore comincio a sentirla.
Andrew si posiziona discreto dietro alla signorina che lo precede, con un rispetto della distanza di cortesia tale che potrebbe leggerle le istruzioni di lavaggio nel colletto del trench. La sfortunata non si accorge di niente: uno pensa di essere al sicuro, in un alimentari latteria. E invece no. Non ha il tempo di puntare il dito verso il Kinder Bueno, che succede una cosa che ha dell’assurdo. Sto squilibrato le afferra il polso e lo devia verso quelle schiacciatine lì. Come se quest’atto di cafonaggine non fosse sufficiente, quell’ignorante della lattaia, invece di lanciargli una manciata di grissini appuntiti negli occhi, gli dà man forte: “sono croccantissime!”. No, ma voi riuscite a vedere quanta criminalità surreale aleggi in questo esercizio? Secondo me non emette neanche gli scontrini.
Ad ogni modo, un comportamento del genere sembra infastidire solo me, in quanto, senza nemmeno voltarsi a vedere chi va in giro afferrandole i polsi, quella che si è appena rilevata la più squagliata del trio continua imperterrita a indicare col dito il Kinder Bueno ed esclama: «veramente io volevo qualcosa di più sfizioso..», facendo intendere che piuttosto che prendere le schiacciatine di quella latteria leccherebbe un paracarro in tempo di carnevale.
«E alloraaa i dolci alla crema» insiste quindi Andrew, con l’approccio riguardoso del toro da monta e dimostrando di non conoscere la parola krapfen «sono deliziosi».
«Buoni, ma sono un po’ troppo..» è la solita risposta, sempre così ricca di significato e soprattutto simpaticissima, frizzante, inedita, una boccata di aria fresca.
La lattaia, dal canto suo, guarda Howe con l’aria ma che vvvole questa?, aggiungendo quel tocco di psicopatia dei bei borghi di una volta.
Lui ricambia lo sguardo; non è abituato ad essere contraddetto quando torce gli arti alle sconosciute, emerge inequivocabilmente dall’intelligente curiosità che gli attraversa gli occhi.
L’altra, ormai persa, filosofeggia con mano aristotelica «volevo qualcosa giusto per arrivare a pranzo». Perché se no che succede, muori? Kinder Bueno: il tassello mancante tra il pranzo e il perimento per inedia.
Questo momento di squisita intellettualità è l’occasione perfetta per il galantuomo Andrew, che le frega la merendina da sotto il naso.

Dopo un gagliardo intermezzo costituito dal solito girotondo delle nocciole e dalla Forza che assembla il Kinder Bueno nell’universo dell’oltrebianco, assistiamo infine alla fiera delle menti lobotomizzate, con Howe che sfotte la signorina dandole dell’indecisa e le elemosina metà snack e lei che ridacchia, felice di prendersi le sue briciole e le sue prese in giro; il tutto ulteriormente appesantito dalla silhouette sfocata dell’inquietante lattaia, che sorride come se avesse appaiato due angeli. Veramente, la pericolosità di certi esseri umani.

La complicità ambigua di Howe e dell’esercente malvagia, con nostra sorpresa, non si limita all’allegra bottega, ma continua nell’appartamento del nostro atleta.


Come possiamo ammirare, Andrew è alle prese con l’installazione di alcune mensole su una parete di casa sua (una nuova casa, mi par di capire.. ma sì, perché no, finora di logico non c’è stato niente) ed è in evidente difficoltà: non ci vuole una livella per capire che sta facendo il secondo buco dieci centimetri più in basso. ..No, ma davvero, tu mettili così i tasselli e richiamaci quando ci appoggi i libri e la boccia col pesce rosso.
Tutto questo bricolage avanzato porta Howe ad esprimere il suo pensiero più frequente: gli è venuta un po’ di fame. Tempismo malandrino, suona il campanello e si palesa quella brutta lattaia senza creanza che abbiamo conosciuto poc’anzi.
C’è dell’emozione: «ciao, Andrew!» esclama lei tutta illuminata.
«Lucia!» risponde lui, che come al solito non ha idea del mondo che gli gira intorno.
«Ho chiuso il negozio prima e ti ho portato un po’ di spesa!»

Chiedo scusa. Decentramento urbano in crescita, crisi finanziaria, tempi da lupi che neanche in Dickens e tu chiudi il negozio a caso, così puoi portare al principino i dolciumi? Ma ci rendiamo conto?
Ovviamente lui non si sogna neanche di ringraziare. Ci ritroviamo invece a dover ascoltare la seguente frase: «tu sì che mi conosci!».
Che può voler dire:
tu sì che mi conosci! Non so nemmeno contare gli spiccioli, figuriamoci farmi la spesa
tu sì che mi conosci! Questa casa ha pane a volontà e alberi da frutto, ma la sera finisce tutto in pattumiera
tu sì che mi conosci! Mi chiudo spesso dentro casa e non so come uscirne
tu sì che mi conosci! Il che è una fortuna, ho perso i documenti e non mi ricordo come mi chiamo

..ed altre innumerabili affermazioni intrinseche, ugualmente valide, anche contemporaneamente.
La signora, che aveva un bisogno tanto impellente di andare da lui che non s’è nemmeno tolta il grembiule, gli porge tre etti abbondanti di biscottoni al burro.
Andrew li guarda, vi prego fateci caso, con una repulsione di rara autenticità (comincio a credere che in quella latteria faccia tutto schifo), ma nel contempo li arraffa e se li imbosca al sicuro in dispensa con la rapidità di un bravo scoiattolo.
La lattaia non si lascia demoralizzare, anzi, continua con le regalie, offrendo un bombolone che lui non guarda nemmeno; senza esagerare, non ci posa gli occhi per un secondo che sia uno. Ma nessuna paura, lei ha portato una confezione di Kinder Bueno che basta per tutto l’inverno.

E qui succede qualcosa.
Lui vabbè, lo sappiamo, sgiuggiola senza ritegno «i miei Kinder Bueno!».
Ma lei, lei è interessante. Lo guarda, si veste di un’espressione tutta speciale e lo mette al suo posto, precisando: «i nostri».
Lui ride di quella risata nervosa tipica dello scagnozzo quando il capo gli racconta una barzelletta che non gli fa ridere manco per niente, conscio di questo rapporto torbido con quella che lo droga di snack, che gli ha ricordato come lui non sia niente senza di lei, e che quello che gli viene dato, allo stesso modo può essergli tolto.
La riprova della supremazia della lattaia in questa coppia malata è data dal fatto che non si dividono un Kinder Bueno, lei ne ha uno tutto per sé, è una novità rispetto agli spot precedenti.
Il lato da brivido, se lo preferite, sta nel braccio stretto sulla spalla di lui, a rivelare una disagevole intimità, e l’unisona, disturbante estasi stendhaliana nell’assaporare il ripieno di nocciole – questa è uscita molto più equivoca di quanto volessi, giuro.

Alla luce di questi fatti, capiamo che il mondo di Andrew Howe, sotto sotto, non è un idillio come appare a prima vista, bensì un incubo, e questo ci aiuta a trovare la risposta della gran domanda di oggi, cioè che sì, con ogni probabilità l’uomo coi palloncini era It.

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64 commenti

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64 risposte a “Andrew, how… Parte II

  1. Se non fosse che dormire poco fa male e mi preoccuperei per la tua salute… ecco se non fosse per quello la cosa che mi verrebbe spontaneo dire è:”Se tre sole ore di sonno hanno questi effetti ecco… ma perché dormire?”
    ^_^

    No, scherzo riposati eh!

    • Tanta gentilezza è maggiormente apprezzata, tenuto conto del tuo spirito critico!
      La mancanza di sonno era tutta colpa di Trenitalia e di un albergo trevigiano giusto un po’ rumoroso.
      Un abbraccio!

  2. Phantom Dusclops

    Come dissi in precedenza, del primo dei due spot alla radio ce n’erano due versioni: una identica a quella TV e una più machiavellica, con Lucia che si finge sorda per impedire alla ragazza di avere il Kinder Bueno prima di Andrew.

    “Mi dia quel Kinder Bueno”
    “Certo! Ecco qui la sua croccantisima schiacciatina!” (non ho sbagliato a scrivere: lei dice davvero “croccantisima” con una s sola)
    “Avevo detto Kinder Bueno…”
    “Ah, quel dolce alla crema?”
    “No, avevo detto Kin…”
    Entra Andrew.
    “Ciao Lucia, un Kinder Bueno!”
    “Subito!”

    Sul serio, la maggior parte delle pubblicità radiofoniche sembrano barzellette pietose o sono io?

    • Quando alla radio c’è la pubblicità, cambio stazione. Sempre. Se sono costretto a sentirla, ogni volta è peggiore della precedente.
      Sono d’accordo con te: gli spot radiofonici sono quanto di più patetico esista.
      Secondo me è perché, non avendo la componente visuale, gli autori non possono usare il comodo sex factor, che è anche l’unico a cui di solito si sa ricorrere, quindi si impappinano e cercano di fare i divertenti, con i risultati che sappiamo.

  3. spiessli

    Ossignur la seconda mi mancava! Io quando vedo ‘ste cose mi viene un po’ nostalgia della pubblicità della Fruitella, che almeno ci si faceva una cantatina! ;o)

  4. svizzera

    Inarrivabile! Pregusto le riletture, c’è tanto da assaporare ancora (e no, non intendo il Kinder)

    Mi sa che la pausa* ti ha fatto bene… Non che ne avessi bisogno, s’intende.

    *Ma non ripeterla, per carità!

  5. Nathan

    Bentornato e grazie per i tuoi scritti: ho le lacrime agli occhi (specialmente per gli arguti commenti al secondo spot con la lattaia che lo va a trovare) 😀

    Comunque secondo me Andrew ha cambiato casa come estrema risposta al problema della stalker, solo per finire però nelle grinfie della lattaia :p

    • Grazie Nathan, sapere di divertire mi fa infinatemente felice.
      Anche io avevo pensato ad un cambio nell’ambito della protezione vittime, ma poi ho pensato che lo stavo spravvalutando.
      Propendo quindi per il fatto che, avendo perso le chiavi di casa, Andrew abbia deciso di comprarne direttamente un’altra!

  6. Fyaa

    Eh tu sì che ci conosci Jon XD XD

  7. 😀 😀 Era esattamente questo post che aspettavo, come scrivevo nel commento a quello precedente…

  8. Infatti ti pensavo quando ho postato, vedi che prima o poi la lattaia arrivava 😀

  9. “facendo intendere che piuttosto che prendere le schiacciatine di quella latteria leccherebbe un paracarro in tempo di carnevale.” —–> Ecco, esattamente a questa frase ho cominciato a ridere istericamente, e ho continuato fino in fondo all’articolo. Tipo 5 minuti a sghignazzare da sola… mio marito mi ha guardata come se fossi impazzita. 😆
    Vabbè che ormai un po’ c’è abituato! 😛

    • Devi dire a tuo marito che un uomo con la moglie allegra è un uomo felice!
      Poi però mandami una mail per dirmi come suona in giapponese 🙂

      • Ok! 😉
        In giapponese non esiste un proverbio simile, mai sentito… ma se traducessi direi qualcosa del genere: 楽しい妻がいる夫は幸せです。Tanoshii tsuma ga iru otto wa shiawase desu. (Un marito con la moglie allegra è felice).
        Per fortuna mio marito parla italiano molto bene, quindi posso dirglielo in italiano che suona meglio! 😆
        Alla fine gli ho fatto vedere i video e leggere un po’ del tuo post e rideva anche lui. 😀

        • Certo che non l’hai mai sentito, nemmeno io, ma mi sembrava giusto inventarlo 😀
          Bellissimo comunque, lo metto nell’header!

          • Ahahah, l’hai messo nell’header! Grande! 😆
            Mio marito era sconvolto. Però ha detto che tutto sommato è vero… io sono felice in modo un po’ stupido e pauroso, ma va bene lo stesso! 😛

  10. Divertentissimo come sempre!! ^_^ Volevo segnalarti questa

    un “capolavoro” del genere merita una tua recensione!!

    • Ciao Saretta! Ho visto qualcosa della serie (i Flauti, credo), ma questo no! Grazie! Sto già ridendo per le cose trucide a cui mi fa pensare. Ottimo! 😀
      Già in coda tra i prossimi spot da recensire, grazie ancora ❤

      • Sara

        Un Banderas così legnoso non l’avevo ancora visto (poverino, secondo me nemmeno lui ci crede a quello che gli han fatto dire…), il primo bambino se la tira da esperto di pastafrolla (ma quando mai un bimbo si esprimerebbe così?) e poi lo stacco con loro di nuovo fuori con l’aeroplanino denota un montaggio video peggiore di quello che faccio io con i miei filmini delle vacanze… Jon, non vedo l’ora di leggere la tua recensione!!! (Però davvero, questa volta di materiale ne hai da vendere!!!)
        Un’altra Sara

        • Secondo me, forse Banderas non è nemmeno ai minimi storici: non dobbiamo dimenticarci che ha sponsorizzato i deodoranti Lycia, quindi non è che abbia mai fatto grande selezione 😀

          Ho tanto materiale, sì, infatti credo che posterò del Molino Blanco il prossimo mese, potrebbe essere una cosa lunga!

  11. kameilkane

    “non è abituato ad essere contraddetto quando torce gli arti alle sconosciute”

    Questa è la parte che mi ha fatto più ridere. Bentornato jon!

  12. ah, ti ho anche linkato nel mio blog: kameilkane.altervista.org

    • Ciao, bentornato! Innanzitutto grazie per il link.
      Ne approfitto anche per ringraziarti tantissimo per tutti i link sostitutivi che avevi trovato, me li sono persi perché erano tempi splinder e non mi ci sono raccapezzato più dopo la mia assenza; spero di trovare il tempo per le sostituzioni.
      Grazie ancora comunque, ti eri preso un gran disturbo e non credo di averti mai detto quando l’ho apprezzato.
      A presto!

      • Addirittura!
        Non mi sarei mai aspettato un ringraziamento simile.
        Mi ha fatto molto piacere.
        Dovessi ritornare a spulciare il blog, ti segnalerò nuovamente altri link.
        Sono pignolo di natura.

        P.S.: sempre in attesa del prossimo post.
        🙂

  13. LaVostraProf

    Sappi che la Kinder ha cominciato a leggere i tuoi post e ha cominciato anche a disattivare l'”incorporamento” degli stessi…

    p.s.: il nome del bombolone non lo sa nemmeno la fornaia. A meno che non ci sia un manuale censura che impedisca la pronuncia della parola bombolone in tivù 0_0

    • Buonasera Prof!
      Sì, sono tutti gelosi dei propri video, hanno ragione, lo sarei anch’io di cotante perle. Li metto anche quando non c’è l’embed perché mi piacciono i fermo immagine 🙂

      Ps. sarà che qua “krapfen” si usa ovunque, ma quella perifrasi nello spot mi sembrava un po’ pretenziosa… A questo punto poteva indicare un panino e dire “ma perché non provi quel prodotto da forno lievitato?”

  14. Valeria

    Come al solito, ho riso come un’ebete per tutta la durata del post… Non riesco a scegliere una sola citazione da magnificare! Viva gli alberghi trevigiani e rumorosi, se ti fanno questo effetto!

  15. OrsaLè

    “Babar,lo dici se la giornata è grandiosa per te! Zannastica! Hip hip urrà, la giornata grandiosa sarà!” – Ammettilo che per la citazione di Celestopoli guardi anche tu Babar e le avventure di Badou sui canali digitali!! (almeno io ho la potola di 9 mesi ;))

    Cmq effettivamente è inquietante.
    Attenteranno davvero alla sua vita?

    Saluti.

  16. Ciao ❤
    No, non guardo la tv.. Ma ho visto Babar TUTTE LE MATTINE per tutta la mia infanzia. So la sigla a memoria e me ne vanto. E' uno dei cartoni animati per bambini più belli che esista!

  17. LaVostraProf

    [OT] Il mio alunno cinese mi ha tradotto il sottotitolo del blog (cioè: io vedo un sottotitolo in cinese; sto bene, vero?)

  18. A onor del vero, il secondo spot potrebbe svolgersi al paese dove abita mia zia, dove effettivamente c’è un negozio di alimentari che osserva i seguenti orari: “Quando-gira-bene-alla-proprietaria”… giuro: a volte alle quattro di pomeriggio è ancora chiuso (“Si vede che la signora sta guardando un film che le piace.” dice mia zia come se fosse la cosa più normale di questa Terra), a volte son le venti passate ed è ancora aperto, con la gente che resta amenamente a chiacchierare sui gradini nel negozio, e al diavolo la cena. Da qui, forse, la necessità di un surrogato alimentare.

    • Ma la signora vende anche pane? Perché, in tal caso, se non lo smercia perché è intenta a guardarsi il giovane Montalbano, l’avanzo si può dare al massimo alle galline..
      Comunque dovrai dirmi che paese è, mi hai messo curiosità 😉

      • Ora che mi ci fai pensare, attorno al negozio svolazzano piccioni ben pasciuti…
        Il paese è nell’entroterra di Foggia: essendo molto piccolo i commercianti non si formalizzano molto sugli orari e neanche i clienti. Al massimo, se hai bisogno di qualcosa di urgente, le bussi a casa.

        • Ah ah, mi immagino dove sono io, che a ora di pranzo i panifici chiudono quasi tutti e se non hai prenotato il pane anche alla mattina a volte puoi morire di fame.. credo che se busso a casa al panettiere mi finisce a legnate 😀

  19. The Liù Blog's

    Caspiterina quanto ho riso 😉 non ti conoscevo e sono arrivata qui perchè ti ha raccomandato :mrgreen: la mia amica Hagane.
    Non ho mai visto questa pubblicita con attenzione ,ma avevo notato l’aria da ebete che aveva lui,ma quella con la lattaia non l’ho vista neppure una volta pensi che debba recuperare o posso farne a meno dopo la tua recensione :mrgreen:
    tornerò a leggerti ,non è una promessa ma una minaccia 😉

  20. Houston

    Ah….meraviglioso anche questo tuo post Jon….da morire….;-) devo dire che la pausa ti ha fatto veramente bene…questi ultimi due che ho letto qualitativamente sono fra i migliori di sempre….!!
    passando alle cose serie però vorrei che tutti ci raccogliessimo in 2 minuti di silenzio pensando al povero Andrew…un povero ragazzo che ha dovuto scappare da una folle che lo perseguitava…abbandonare la propria casa e i propri affetti….e proprio quando pensava di avercela fatta…la “lattaia” l’ha trovato…portandogli la spesa come “messaggio”… (credo che nel sacchetto della spesa ci fosse anche una mano mozzata… !!!
    scusatemi…ma ora torno a ridere per il post….:-)

  21. missvalepensiero

    La boccia col pesce rosso ❤

  22. utopja

    Non commento quasi mai, ma seguo sempre. Sono felice di vederti di nuovo in pista e più in forma che mai!
    Mi sto rileggendo i vecchi post, sono un ottimo modo per tirarmi su di morale in questo grigio e piovoso Belgio!Continua così 🙂

  23. Bentornato e benritrovato!!!!
    Ogni tanto passavo a sbirciare (ho anche patito un po’ di panico quando Splinder ha inghiottito anche il tuo blog nel suo buco nero) e finalmente ritrovo tutta la tua verve!!
    Ho riso tutto il tempo ma in particolare la frase “l’approccio riguardoso del toro da monta ” mi ha steso!!! 🙂
    Anch’io volevo segnalarti i nuovi spot del mulino ma mi hanno preceduta! 😀
    Non so se hai visto quello in cui Banderas, prendendo il sole sul tetto ( già questo è abbastanza inquietante) in compagnia di Rosita la gallina, quando questa chioccia in modo interrogativo “a domanda risponde”: Certo che sono buoni! Ho provato pena per Banderas.
    Una carriera buttata al vento così, sul tetto di un mulino inesistente, parlando con una gallina finta. 😦

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