L’utopia universitaria secondo Tim

Che fine aveva fatto Chiara Galiazzo, una volta sbarcata a Venezia?
Noi l’avevamo lasciata a scocciare i gondolieri, con il rischio che qualcuno pensasse che da lì le cose potessero farsi interessanti. Era quindi doveroso per la compagnia Telefónica (ah ah, questo mio umorismo da Sole24Ore) smentire tale illazione, con una nuova serie di promo che ribadiscono che tutta la saga rimarrà malfatta e priva di struttura.

Vi risparmio gli spot coi finti genitori dall’accento veneto passepartout, perché fanno male alle orecchie in ogni millisecondo, e mi riservo di commentare o meno in futuro gli ultimi, in cui Chiara farà la festa di condominio con la macchietta partenopea, perché ho un animo delicato.

Mi soffermo quindi sulla vita universitaria della cantante, perché merita (non è vero).

Chiara si è ricordata che, oltre a frequentare l’università, deve trovare anche un luogo dove dormire, così si siede a un Caffè e, comoda comoda, cerca una nuova sistemazione.
Parte la prima telefonata.

«Ah, siete quattro!»

Fa, tutta frizzantina. Ci si chiede perché il numero quattro scateni questa gioia inutile, ma non importa, perché lei scopre che sono “tutti maschi”. E ciò è assurdissimo e pericoloso, direi quasi ai limiti della legge. Non se ne fa niente.

Mentre sbatte il telefono sul tavolino (e non è quello regalato dalla nonna: in quanto tempo l’hai perso, due o tre ore?), sull’iPad si materializza una pagina che recita “Singola luminosa e silenziosa”.

Che non sono proprio le parole per descrivere quella garçonnière porpora violetto, verrebbe da dire. Ma cosa ne so io, magari per mostrare che una camera è luminosa bisogna sprangare gli scuri.

Per chi conosca le condizioni medie degli appartamenti universitari, verrebbe da dire pure una parola di dieci lettere molto calzante (no, non è “mentitrici”, anche se ci sta) perché, di solito, con “singola luminosa e silenziosa” si intende una gabbia per galline dall’altro lato dell’aia.

«Quattro studentesse cercano coinquilina per dividere le spese…»

Chiara appare soddisfatta su tutta la linea: c’è ‘quattro’ per accontentare la smania numerologica, ‘studentesse’ per placare l’esigenza di gineceo, più una frase giganticamente superflua. Perché è sempre importante aggiungere “per dividere le spese”, altrimenti uno potrebbe pensare “per commettere omicidio in villetta umbra”. È anche giusto mettere le mani avanti.

Tanto basta dunque per fiondarsi, avviluppata in una tenda da doccia, in una casa abitata da quattro ragazze che ridacchiano tutto il tempo e un cane che non sembra troppo in salute.

«Chi è?!»

«Ah, dev’essere Chiara, la ragazza dell’annuncio!»

Ah, oh, uuuh, fanno le tre che rimangono sedute e che, con grande educazione, si impegnano a fissare lo schermo di un telefonino bianco mentre quella poveretta è venuta su per vederle. Ma appena Chiara entra, eccole che la guardano come se il suo arrivo fosse una totale sorpresa. Se non vi pare una situazione di disagio mentale questa.

La ragazza che è andata ad aprire la porta trascina Chiara in avanti come se volesse approfittare della sua gonna lunga per spolverare a terra, e comunque era da dirle giù le mani che non ti conosco e mi hai già fatto i lividi all’avambraccio.

Mi stavano tutte antipatiche finché non hanno detto i loro nomi, al che si è aggiunto l’orrore per lo sforzo tragico e appena sufficiente che fanno per ricordarsi quali sono stati loro affibbiati.

Scopriamo che l’invadente vestita Decathlon si chiama Eleonora, quella con tutte le corde al collo si chiama Erica (no, non ti chiami Erica e si vede che è la prima volta che pronunci quel nome), la signorina orientale si chiama Maia (detto con lo spirito se mi dicevano che mi chiamavo Friggitella per me era uguale, tanto mi vedete solo oggi, ché mi hanno scelta solo a fini di melting pot) e infine c’è Martina, la cui presenza è oscurata con prepotenza da una delle magliettine più brutte e mal concepite che siano mai state fabbricate. Una cosa inguardabile proprio.

Ah, giusto, quasi dimenticavo: c’è anche il cane Mosè.

«Bau.»

Una gag irresistibile davanti alla scacchiera della dama, per la quale tutte applaudono e zirlano come scriccioli impazziti.

Non so bene in che modo, ma il momento equivale alla firma del contratto, giacché da quel punto in poi Chiara è di fatto entrata a far parte della compagnia.

Queste graziose universitarie devono essere davvero facoltose per potersi permettere un appartamento simile. Ma non è tutto. Si concedono anche le cavalcate in località remote e misteriose, passando il tempo in quello che io chiamo l’Erasmus dell’Emiro.

A questo proposito, io direi alla Tim che se vuole entrare nelle grazie degli studenti fuori sede, queste stupidate deve lasciarle stare. Vada la cameretta delle brame di Bel Ami e la casa coi muri puliti senza uno spruzzo di sugo, la prendiamo come licenza poetica. Ma chi sopravvive in un alloggio in una città universitaria, forse vi farà passare il soggiorno da cento metri quadri, ma quando vedrà gli estemporanei sollazzi equestri delle campionesse di risolino, minimo minimo vi sputa in faccia la minestra pronta dentro cui stava piangendo pensando ai due esami che ha la settimana prossima.

Dicevamo. Perché studiare quando puoi indossare un poncho color tossinfezione alimentare e lanciare la tua coinquilina a novanta chilometri orari su un cavallo costosissimo? E perché chiamare aiuto quando puoi urlare in coro con altre menti superiori, così magari quel cavallo lo infastidiamo pure?

Martina, colei che non vive senza magliette a righe, si perde in questo modo in un bosco di statue e foschia da affumicatura, nel quale si guarda attorno con un artefatto timore dell’ignoto che viene da colpirla alla nuca con un Telegatto. Martina, che è anche molto intelligente, prende subito lo smartinphone e chiama le altre – non proprio sulle chiamate rapide di chi deve essere salvato, considerato che inciamperebbero su un ago di pino. Chiara e quella che dice di chiamarsi Erica boccheggiano:

«Ma dove sei?»

Non sono in pensiero, hanno solo questa curiosità un po’ irritata, vuoi vedere che questa ci fa perdere tempo, ignorando con convenienza il fatto di aver dato personalmente una pacca sul sedere del cavallo.
Erica parla pure di sopra, lei che sa. No, tu non puoi parlare finché non bruci quella terrificante borsa senape. Proprio non puoi emettere suoni.

«Non lo so sono in Italia, spero… credo.»

Fa l’altra con un telefonino agganciato al territorio italiano con massima ricezione. Deve averla confusa l’esercito di terracotta in mezzo alle felci.

Eleonora, che sappiamo non eccellere nel personal space, ma che in effetti sembra l’unica a cui affidare un cactus, strappa il cellulare di mano a Chiara con la faccia date a me, che voi siete cretine.

Poi chiede le coordinate a Martina che, contro tutte le aspettative evocate dalla sua espressione ottusa, saprà come farsi trovare.

Come stai Martina? Hai battuto qualcosa? Hai male? Ti sei spaventata?

Si dice in situazioni simili. Ma noi abbiamo ormai capito che non siamo davanti ai gattini più svegli della cesta.

«Martinaaaa dovevi tirare le redini!»

Che considerazione terapeutica e opportuna. Per non sprecare tutta questa empatia, le farei andare in giro per gli ospedali a dire ai pazienti «dovevi frenare!»; «se guardavi dove camminavi non ti rompevi il femore!». Saranno le preferite di Traumatologia.

«Lo so ma erano loro che tiravano me!»

A questo punto scatta una risata da Oktoberfest che imbarazza fino all’osso sacro per quanto è orrenda, aggravata dall’abbraccio circolare paragonabile solo a quello dei Power Ranger, una roba che Maia può accendere un cero alla Madonna per il solo fatto di essere rimasta a casa.

Il cane è parecchio mogio.

Ma c’è di più (nel senso di peggio)

«Sì mamma sto studiando… sono in mezzo ai libri!»

ih ih ihihi, che scherzone che facciamo alla mamma, poi davvero, siamo nel bosco che è l’anticamera della carta quindi è un po’ come un libro… se avesse otto anni le direi che è una bimba molto acuta, ma viste le circostanze c’è poco da complimentarsi.

«Cosa studio adesso? Green economy. Molto green.»

Aggiunge Chiara, dondolando in un modo così irritante che verrebbe da dissotterrare il Telegatto di prima e colpire anche lei.

Non mi sento in grado di aggiungere nulla a quella che è una delle battute più squallide che il bosco abbia mai udito, se non che il video è intitolato proprio “Chiara Galiazzo studia green economy”, come a dire che si contava tanto sulla comicità della scenetta.
Mi farò cullare dall’immagine surreale delle altre tre sullo sfondo, che si fanno le foto in penombra come se non sapessero fare altro. Cosa che, credo, corrisponda a realtà.

Il cane, gobbo sullo sfondo, probabilmente l’unico ad aver capito la tristezza della situazione, è veramente desolatissimo, chiaramente tormentato dal pensiero ma proprio queste mi dovevano salvare dall’autostrada?

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57 commenti

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57 risposte a “L’utopia universitaria secondo Tim

  1. Aspettavo questo post, grazie. 😀
    Aggiungo che l’ultima parte la trovo anche diseducativa. Dire alla mamma “siamo andate a fare una gita”, no? Mentire con dovizia di dettagli, invece sì! 🙂
    Ciao 🙂

  2. Nessundove

    Hai salvato il mio lunedì mattina di universitario depresso, grazie infinite! XD

  3. Lo “smartinphone” è assolutamente un tocco di classe! 😀

  4. pippi

    Jon, ci voleva proprio..
    Qualcuno doveva pur dirlo che sono le studentesse più detestabili e surreali mai viste!!! Che ridere!

    • Piacere mio!
      Quando al fatto che siano le studentesse più odiose del monno, non saprei… per il podio, ci sono da considerare anche:

      – Quelli del Viakal che sono lì da 10 anni, sempre più ricchi ma sempre studenti
      – Quelli del Ciobar, che ballano, leccano i cucchiai, eccetera.
      – Le ragazze degli assorbenti

      Sono scontri fra titani

  5. Quando Chiara chiede chi sia il cane (che vede per la prima volta in quel momento), la ragazza che glielo presenta fa una faccia scandalizzata, come se non avesse riconosciuto il Papa. All’Academy si stanno strappando i capelli per non poterla candidare agli Oscar.
    PS: è una mia impressione o Tim e Vodafone stanno facendo a gara per la pubblicità più irritante e meno pertinente al prodotto che devono pubblicizzare?

    • Parole sante. La querula (e Litizzica) voce della Foca (Monica … che fantasia, che splendido gioco di parole 😀 ), e l’innata cortesia dei suoi modi, mi farebbero venir voglia di cambiare gestore, se non fosse che mi ci trovo benissimo, e che gli altri non sono da meno, come antipatia e stupidità di spot …..

    • Se dovessi cambiare gestore in base al gradimento personale dei confronti di uno spot, invece di passare a Wind sarei passato a Omega 😀
      Comunque, per quanto noi odiamo (giustamente) i pupazzi di Vodafone, in termini di popolarità vanno b e n i s s i m o …. tutta colpa dei ragazzini, io ve lo dico!

  6. L’unica cosa green è la muffa nel loro cervello.

    ‘ste qua non le sopporto, non posso farci niente…

    • Ma io devo trovare qualcuno che le ami! Anzi, se lo conoscete, portatelo qui, che lo studiamo

      • claudia

        Io adoro Chiara, le altre non so chi siano ma mi stanno sul cxxxx, e comunque questo articolo è fantastico! Mi sono sbudellata dal ridere! Anche se sono fan di Chiara, sappi che la penso esattamente come te, sta pubblicità ha rotto il cxxxx!

  7. Pensa te che, quando cantava, a me la Galiazzo piaceva. La cosa che mi fa più incazzare comunque è il fatto che non solo i creativi (copy e grafici, che fa schifo tutto lì) vengano pagati, ma che i Responsabili marketing di Tim e Vodafone abbiano ancora un lavoro … retribuito per di più!

    • Il “problema” di CG è la sovraesposizione, in qualcosa che per giunta è irritante, ma capisco che è un’occasione troppo ghiotta per essere scartata… diciamo che non aveva troppo senso storcere il naso. Detto questo, il livello creativo italiano è basso, bassissimo proprio.
      Generalmente i creativi hanno tanta colpa, di sicuro, ma cerco di ricordarmi (visto che ci son passato) che spesso dall’altra parte c’è un cliente/bossss che non vede l’ora di vederti partorire delle robacce tremende e crede di sapere tutto lui, fregandosene dei tuoi consigli, figuriamoci delle tue obiezioni… Non so in quale caso rientrino Tim e Vodafone, ma c’è abbastanza vergogna per tutti!

  8. Houston

    Ah…ah….grazie Jon per avermi allietato la giornata !! il “per dividere le spese”, altrimenti uno potrebbe pensare “per commettere omicidio in villetta umbra”…è un tocco di classe…da morire dal ridere ! Essendo stato studente universitario in un, come potrei definirlo, kennel per animali bipedi, che d’estate era inidoneo alla vita anche dei pappagalli e d’inverno dei pinguini, quelle tizie non possono che irritarmi smodatamente…argh…in un appartamento del genere non ci vivono 4 studenti…ma almeno una decina per dividere le spese…;-)

  9. Ciao Jon! Essendo stata studentessa fuori sede mi veniva giusto da ridere a vedere in che razza di super appartamento vivono queste. E poi ai miei tempi (che poi non sono passati tanti anni, eh!) gli annunci si trovavano per strada, coi bigliettini da staccare, mica si navigava col tablet!

    • Sai che è vero, non ci avevo pensato! Io ho finito due anni fa e sinceramente bisognava nuotare nelle bacheche lerce e staccare il pezzino di carta che aveva il rapporto tortura-prezzo più vantaggioso… ma credo non lo possano fare nelle pubblicità, perché il 90% dei bigliettini era per locazioni in nero 😀

  10. No, vabbè… J.Lo… io TI AMO, davvero!
    Detto questo, detto tutto!!!

    Aladel ^___________^

  11. utopja

    Mi chiedo se chi fa pubblicità/film sugli studenti fuori sede abbia mai visto una vera casa di studenti (anzi no, so già la risposta).
    Quando vai a vedere una casa solitamente le possibilità sono due: o ti trovi tutti schierati a farti domande nemmeno dovessi fare un colloquio per un lavoro al Pentagono, o c’è solo un coinquilino (lo sfigato di turno, a cui hanno appioppato la grana di fare vedere la casa) che ti mostra la “singola luminosa” (ossia che ha una finestra che dà su un cortile interno). Inoltre una casa per studendi con un salotto e un divano è un lusso, solitamente se in cucina riescono ad entrarci più di 3 persone già te la spacciano per “cucina ampia ed abitabile”!E se effettivamente esiste un salotto, allora la casa sarà vecchia e ai limiti dell’agibilità.
    In quanto alle case miste, luogo di perdizione e lussuria, sfido chiunque a provare un minimo di attrazione per qualcuno dopo aver visto in che stato lascia il bagno ed averci litigato per i cumuli di piatti sporchi nel lavello!(Detto da una sostenitrice delle case miste, dato che ad ambitare con degli uomini, se dotati di un minimo di igiene, mi ci sono sempre trovata bene).

  12. Buona Natalosità, J.Lo!!! ^_^

    Aladel!

  13. Valentina

    leggerti è sempre uno dei più grandi divertimenti!è che rido proprio, ad alta voce!!!sei davvero un grande!! Ti leggerei per ore, cavolo!!!!

  14. Mi ero persa l’aggiornamento.
    Buon anno.

    E scusa il ritardo.

  15. claudia

    Sono una grande fan di Chiara, ma quest’articolo mi ha fatto sbudellare dalle risate hahaha grandi!!

  16. Roberta

    Gli altri commenti non li leggerò, so già che mi faranno i*******e a morte. Come fan accanita di Chiara, ho cominciato a odiare i radical chic (o più probabilmente i soliti criticoni del circo mediatico) che si permettono di mettere in dubbio il suo incredibile talento per una serie di spot per una compagnia telefonica. Compagnia telefonica che tra l’altro ha fatto da sponsor ai suoi numerosi concerti gratuiti e non (soprattutto gratuiti). Ti dico solo che comunque mi hai fatto fare due risate, scrivi molto bene e la tua ironia feroce è piuttosto avvincente.
    Ricordiamoci che, nonostante la trama debole, sono solo e soltanto spot che puntano alla leggerezza e sfruttano un volto per vendere un prodotto, non devono vincere il premio oscar. D’altra parte anche una certa Mina prestò il suo volto alla pubblicità.

    • Cara Roberta, benvenuta!
      Ti dico “benvenuta” intanto perché è sempre bellissimo per me sapere che qualcuno di nuovo ha letto un mio post. Secondariamente, si vede che è la prima volta che vieni perché ti aspetti il peggio dai commenti 😀 e posso dire fieramente che sono tanto, tanto orgoglioso della pacatezza di chi scrive qui: è un ambiente piccino, ma frequentato da bellissime persone che rispettano nel migliore dei modi lo spirito delle linee guida che ho tanto pedantemente voluto.

      Detto questo (scusa, ci tenevo proprio!) ti invito a leggere i commenti! Né io, né nessun altro ha messo in discussione il talento di Chiara, nel senso che non ci è interessato: la sua persona non è oggetto del post, l’oggetto del post è la pubblicità! Quindi perché arrabbiarsi?
      Ti dirò, se pure non mi piacesse Chiara (non ho un’opinione in realtà, ma comunque) l’avrei espressa con educazione e rispetto e così avrebbero fatto gli altri, te lo garantisco: a volte non è stato così e i responsabili sono stati cacciati via con l’estintore.

      Sono d’accordo con te: si tratta sempre di spot, spesso innocui. Ma se li ritengo brutti, li commento e faccio in modo di poterci ridere su. A volte ho anche forzato volentieri sui contenuti (ma non è questo il caso!), certo di non offendere mai nessuno, ma solo di voler scrivere qualcosa di piacevole.

      Ti ringrazio tanto per avermi dato l’occasione di ribadire, per chi non conoscesse bene questo blog, che non mi permetto di offendere gli attori degli spot o di colpirli personalmente. Non ho paura di essere stato frainteso perché scrivo sempre come se i protagonisti dovessero leggermi. Quando dico che Andrew Howe diventa scemo per una merendina, ovviamente parlo dello spot, e non dell’atleta personalmente. Lo stesso con il resto. L’unica volta che ho mosso una critica diretta è stato per lo spot della Rocchetta, in cui ho espresso il mio disappunto per le attrici che si sono prestate a una scena molto misogina e squallida, a discapito del loro genere. Calco molto sugli spot che non ritengo affatto innocui, ma rido di più con quelli che lo sono, senza voler far male a nessuno.

      Ok, basta, ho annoiato tutti abbastanza direi 😀

      In definitiva, Roberta, leggi tranquilla e non ti arrabbiare, qui non ci sono radical chic, ma solo persone che si divertono con educazione.
      E spazio per l’odio proprio non ce n’è 🙂

      A presto!

  17. Franz

    Grazie per questo spot, e’ un po’ che seguo questo blog, ma questo e’ il mio primo commento poiché mi sento particolarmente toccata dall’argomento. Penso che inoltrerò le seguenti descrizioni del mio appartamento e dei miei coinquilini ai signori di Tim nonché al suo studio pubblicitario!
    Appartamento: primo piano, scale scrostate, pavimento grigio e ruvido stile marcia piede, arredamenti che il proprietario avrà senz’altro recuperato dalla discarica, muri giallo e pieni di patacche che nel salotto/cucina sono stati ricoperti da ritagli di giornali di moda che riportano solo foto di scarpe da donna (presumo che si tratti di qualche ex abitante della casa che ossessionata da questo accessorio, ha tappezzato tutti fino al soffitto, per continuare con l’idea della discarica…) Prima stanza sul corridoio: Arnold ragazzo di Bolzano che ama stare chiuso a chiave nella sua camera, oppure girare per casa in mutande, cucinare in mutande, chiacchierare in mutande, mangiare in mutande, di quelle bianche e moscie che usano gli anziani obesi, ma lui è magro come un bambino africano che muore di fame pertanto queste risultano pericolosamente grandi e rischiosamente cadenti. L’unica cosa che sono riuscita a scorgere nella sua stanza quando non era chiusa a chiave con lui dentro e’ la sua scrivania piena di flaconicini bianchi con scritte piccoline, non so se siano solo aspirine ma il mio sospetto va verso gli psicofarmaci…
    Procediamo lungo il corridoio superiamo lo stendino stracolmo di abiti che nessuno raccoglie dall’ultima lavatrice che potrebbe risalire al secolo scorso e arriviamo alla stanza di Giuseppe, ragazzo siciliano tendenzialmente depresso e schizofrenico che mi perseguita sostenendo che abbiamo una storia d’amore ma io non voglio dirlo agli altri, sospetto che la sua schizofrenica cotta sia dovuta al fatto che sono l’unica che non gli da del maiale puzzolente considerando che sta tutto il giorno chiuso in casa a bere birra, mangiare patatine sul suo letto e spostarsi sul divano in salotto quando cala il sole, per guardare in tv i cartoni animati di MTV che guardiamo insieme perché a me piacciono… il divano e’ diventato ormai un ecosistema con una flora e una fauna proprie, che saranno presto oggetto di studio di un documentario di Piero Angela!
    Proseguiamo lungo il corridoio e arriviamo alla mia stanza che divido con Claudia, una ragazza ossessiva-compulsiva delle pulizie che deve pulire in continuazione ovunque incaxxandosi con me perché non l’aiuto e litigando tutte le sante mattine al mio risveglio per costringermi nell’ordine a: fare il mio letto, sistemare i miei vestiti prima che presa dall’esasperazione sia costretta a scaraventarli dentro l’armadio alla velocità della luce ed essere così lesta nel richiuderlo, prima che possa esplodere tutto quello che con questo suo metodo di tenere in ordine si è accumulato precedentemente…
    Procediamo verso l’ultima stanza dove troviamo un’altra coinquilina ossessionata dalla pulizia, Jessica, che mi perseguita per i turni delle pulizie. Per farvi un esempio vi dico solo che lei è americana e per venire in Italia si è riempita una valigia di assorbenti igienici perché pensava che qui non ne avrebbe trovati.
    Le due si sono coalizzate e hanno stilato dei severissimi turni pulizie con il solo risultato di farsi venire la gastrite…
    Ecco insomma c’è una certa armonia… Ci manca solo il cane e le gite a cavallo!

    • Grazie, grazie per questo commento che ho avuto tempo di leggere solo ora. Jessica e la sua valigia di assorbenti mi rimarranno sempre nel cuore,che nel frattempo avrò tappezzato di foto di scarpe da donna.
      Commenta spesso, mi raccomando, che mi piace tanto ridere 😀

    • utopja

      Questo post ha scatenato una serie di commenti/sfoghi sulla convivenza universitaria.
      Propongo di formare un gruppo di auto-aiuto, dove condividere le nostre storie. “Coinquilini di tutto il mondo, unitevi!”.
      P.S. nel mio appartamento siamo in 3 e NIENTE è in comune, nemmeno le spugne per i piatti o lo scopettone per lavare il pavimento!Ditemi che non sono l’unica a trovarlo assurdo!

      • Franz

        Utopia tu vivi con 2 psicopatici/che che ti privano del bello della condivisione, cambia appartamento prima che si prendano il fiore dei tuoi anni.

      • Mi sono divertito da matti a leggere i commenti sulla vita universitaria, li ho adorati tutti.
        Secondo me è meglio che ognuno abbia la roba sua, ma fino a un certo punto… tre secchi e tre moci però li vorrei vedere, mi fa immaginare la tua casa come quella del mago di Fantasia 😀

  18. Io dico solo che se fosse stato il VERO cane Mosè, le avrebbe prese tutte a randellate nei denti fin da subito e passava la paura.

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