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Come Dire che Aveva toccato il Fondo

Mancava a tutti noi una zuppa pronta surgelata, e ci mancava ancor più uno spot in cui giovani dai comportamenti piuttosto bizzarri sono in pace con il mondo quando hanno a che fare con farro e ceci. Eccoci accontentati, tornano le zuppe That’s Amore. Non ci accaniremo in merito a quella ragazza chiamata Alice, che in fatto di nutrizione si fa consigliare da un coniglio poco raccomandabile (“I colori sono maaagiciiiii.”. Così impari a leccare i francobolli raccolti da terra), perché i problemi di droga sono cosa seria e Alice ha bisogno di aiuto qualificato (aveva, chi l’ha vista più).

Ci occupiamo invece dell’ultimo spot della serie, un vero gioiello.

Un ragazzo vive nella sua casa in un luogo indefinibile (chissà se giù in paese c’è il bar fantasma con scritto Saloon, l’abbeveratoio per i cavalli e le porte che cigolano) e ovviamente si sta preparando una zuppa Findus, con la cura da Gualtiero Marchesi che è indispensabile per un buon risultato.

All’orizzonte compare un losco figuro, su una moto stagna da Hell’s Angel, che ben presto raggiunge la casa/capanna/boh, mentre lo spettatore s’interroga: “dove sono tutti gli altri?” No no, questo è solo, ma deciso; ragazzo della zuppa, mo’ sono fatti tuoi. Scende dalla moto, arriva alla porta d’ingresso con casco e bandana a coprire il volto, insomma, il ritratto del delinquente. Una persona dotata di istinto di conservazione a questo punto chiuderebbe le imposte e andrebbe a prendere il fucile, ma il ragazzo della zuppa ha il nirvana dentro, è un illuminato del vegetale, e chiede all’energumeno “chi è?”, come nelle favole, per intenderci. Surprise! Il nostro dirty biker è una fanciulla, Nina (notare il tono con cui si identifica, come dire: ma come, non mi riconoscevi col passamontagna?) che, grazie a un tristissimo parallelo storico di cui solo uno spettatore di Cold Case può comprendere lo squallore, si scopre essere una vecchia amica d’infanzia. Il nostro maestro zen ci spiega che ‘Le cose buone possono solo migliorare’, lasciandoci intendere che a sei anni probabilmente Nina sfrecciava in paese con la sua bicicletta a infrangere vetrine, se no non si spiega l’ambito del miglioramento. Nina continua a lasciare una scia di glamour entrando senza troppi complimenti, togliendosi la giacca da sommossae andandosi a sedere sul pianale della cucina con quei pantaloni che come minimo erano sporchi di Castrol GP. La madre del Napisan, quella che vede germi dappertutto, che si moltiplicano nel cestone, sarebbe morta, per intenderci. Ma noi c’abbiamo il Dalai Lama, che le offre una scodellona della sua zuppa e già si chiede fino a che punto siano arrivati, quei famosi miglioramenti.

 

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Largo Ai Capitani Di Domani

Da quando ho memoria, una squadra di veri uomini ha sempre bisogno di un cicchetto per affrontare quelle sfide tipiche di ogni giorno, come l’Amaro Montenegro insegna dalla notte dei tempi.

Un frequentatore nostalgico degli anni Ottanta ricorderà benissimo l’esempio principe del veterinario, che per affrontare la vista del gelatinoso parto delle giovenche (è menomale che “se l’è scelto lui”) ha bisogno di tirarsi giù a collo qualcosa di forte, non lo biasimo. Notare come il dottore tiene a precisare che lui fa partorire i purosangue, mica i brocchi, poi butta a caso qualcosa sui profumi e sulla bella gente, insomma una puntata de “La domenica del villaggio”.

Un bel giorno le cose si evolvono, e arriva l’uomo sull’idrovolante; e chi lo voleva più un veterinario ampiamente sopra i quaranta, sto medico di campagna che crede alle erbe medicamentose alle  fatture.. D’altra parte, se ricordate, una volta capitan Findus era un lupo di mare con il volto prestato da Santa Claus, poi all’improvviso è sparito senza accommiatarsi per lasciare spazio ad una specie di fotomodello argentino, che è diventato capitano non perché amasse il mare, ma perché possedeva una giacca di Armani e l’espediente marinaresco dava più spunti per sfruttarla.

 

Tornando a noi: il nostro nuovo uomo vero, l’uomo sull’idrovolante, che deve aver bevuto molto del suo succo sprint prima della spedizione e anche nella stesura della narrazione, condivide con noi le sue gesta: per prima cosa ci informa che il maltempo si avvicina; forse vuole rendere drammatico il momento, ma per una persona sobria è legittimo domandarsi a che pro volare su un’isola a rocce frastagliate con un ridicolo aeroplanino rosso se il maltempo si avvicina. E in effetti lo si vede, con i tratti del viso tesi, col piglio dell’eroe; infatti ci dice, subito dopo, che deve raggiungere i suoi amici prima che il vento diventi troppo forte, ah che gran cuore.

Ed eccoli lì, gli amici incauti,sulla spiaggetta in piena battuta di vento, mentre scrutano il cielo, con delle tende in lino a mo’ di gazebo rubate al Billionaire. “Mesi” di ricerche in mare.. ma da quanto erano lì i suoi amici?! il nostro Pollux decide che è il momento di dissipare la suspense: non erano gli amici ad essere in pericolo, era l’antico vaso che andava “portato in salvo”. Portato in salvo?! Ma da cosa?!? E perché mai sembrava impossibile, che quella lì al massimo è una delle Channel Islands e ad ogni ora parte un traghetto?

 

Finalmente la chiusa: i tre baldi uomini veri, con uno sforzo sovrumano, caricano la cassettina di legno che custodisce la preziosa merce (lo so che neanche voi pensate che si tratti di studiosi..andiamo…vestiti così..) e i due ex naufraghi manifestano il loro affetto e riconoscenza con il tipico gesto primitivo della pacca sulla spalla del maschio alfa.

E niente di meglio, per finire, di una rievocazione con bevuta annessa,in cui i nostri eroi hanno dimenticato da un pezzo il prezioso vaso, perché la storia dell’idrovolante, evidentemente, meritava di più.

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