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L’era del Mugnaio Blanco – Parte III – Il Seminario

Gentilissimi, grazie di essere intervenuti, prego, prendete posto.

Dopo due anni di ricerche approfondite, oggi mi ritrovo qui per il seminario finale (o almeno così sperano i gruppi di preghiera in tutto il mondo) sulla situazione del Mugnaio Blanco (prego visionare documento A e documento B, che se rimanete indietro poi non andate dal preside di facoltà a lamentarvi perché non avete i crediti).

Il seminario è intitolato “Inopportuna tensione sessuale tra personaggi di spot: una seccatura” ed esamina i rapporti tra il nostro oggetto di studio, il Molitur Glaucus, e la sua controparte per definizione, la Rosita Rosita.
Ma per farlo – e vi chiedo scusa; anzi, se qualcuno si sente suscettibile all’argomento può uscire adesso e ci vediamo a fine ora per concordare una tesina alternativa sul Kinder Bueno come strumento di potere – per farlo, dicevo, abbiamo bisogno di una premessa.
Tutti noi conosciamo la Teoria di Folgers, no? Dalle vostre facce vedo di no. Io non so cosa vi facevano fare l’anno scorso, veramente, l’istruzione di questo Paese è un imbarazzo.
La Teoria di Folgers è stata sviluppata alla fine degli anni Duemila dai telespettatori americani, sin dalla prima messa in onda dello spot di Natale della Folgers, che è la Ristora degli Usa. Tale teoria dice:

“Ci sono volte in cui forse (ma forse, eh) non è il caso di lasciar trasparire tensione sessuale tra i protagonisti di uno spot.”

Ma ve lo mostro, così capite meglio.
Se qualcuno mi spegne le luci…. grazie, ecco qui

Non ci interessano dettagli che in altra sede sarebbero fondamentali, come uno che torna dall’Africa e chiama “vero caffè” un caffè brodaglioso che era lo stesso che beveva lì e che beh, provatelo e sappiatemi dire. Il punto è che c’è una parte degli americani che ancora ride perché la situazione instaurata dai due attori, per gestualità, linguaggio del corpo ed esasperato scambio di sguardi, non è proprio limpidissima. E non mi nasconderò dietro a un dito: la cosa fece ridere molto anche me. Non è la scenetta in sé a sottintendere nulla, sono gli attori ad essere chiaviche. Qui non ce la si può prendere con i creativi, insomma.

In Italia, invece, abbiamo la Teoria della Battuta Penosa:

“Partendo da una battuta penosa, ci facciamo lo spot.”

«Dov’è Rosita?» si agita Antonio Banderas, inconsolabile.
La cerca in tutti i posti dove per logica potrebbe essere: la bocca del forno, la poltrona padronale con cuscino di damasco, la mensola delle brocchette; ma ogni ricerca è vana. Interrogato, il suo dipendente fa spallucce e lo guarda con tanto disprezzo da sgretolare la pietra, ma trovatela da solo la tua gallina, mentecatto. A voler essere perfettamente onesti, fare il pane invisibile non dev’essere un lavoro troppo gravoso, quindi ha poco di cui lamentarsi pure lui.
Finalmente il mugnaio trova la pennuta, che si è sistemata ad una finestra e guarda fuori. Guarda fuori e piange, mentre un grosso gallo si allontana verso il tramonto, baldanzoso, incurante dei sentimenti della gallina ma sorprendentemente consapevole del sentiero battuto e  io mi chiedo quanti soldi prendono al mese quelli che hanno idee come queste?

Comincia poi la melliflua azione corrosiva di quello che fa l’amico ma in realtà non aspetta altro che il momento adatto per insidiarsi delle crepe di un cuore spezzato. Antonio si avvicina marpione a Rosita e la accarezza: «si vede che non era quello giusto!», quel demonio, soggiogare così una povera bestiola affranta. E siccome, l’abbiamo studiato, per quest’uomo tutto si riduce a fingere di preparare biscotti e a cercare di piazzarli come un Testimone di Geova con La torre di guardia, egli la teletrasporta sul tavolaccio sporco su cui sofistica il sofisticabile, adagiandola a pochi centimetri da uova e farine. Un po’ di Didò decorato con lo stampino dell’Allegra Fattoria, una spolverata fantasiosa di sale grosso, una teglia per uso domestico infilata in una fornace per la fusione di metalli e voilà, riesco quasi a sentire il sapore dell’avvelenamento. Il tutto, badate bene, ad esclusivo servizio della battuta «Non accontentarti di un galletto qualunque!», con la quale Antonio irretisce la gallina in quattro secondi netti e la chiuderei qui, perché si tratta chiaramente di circonvenzione di incapace e bisogna chiamare i carabinieri.

Cosa abbiamo imparato, a conclusione di questo seminario? Che in questo spot la Teoria di Folgers e quella della Battuta Penosa si incrociano imprevedibilmente, così noi spettatori assistiamo impotenti al gioco di parole dei Galletti e alla peggior romanza zoofila del secolo. Solo che noi, come al solito, possiamo tranquillamente incolpare i creativi.

Questo è tutto. Per domani vi prego di portarmi una relazione-sfogo a piacere, un adesivo imbottito a forma di animaluccio della jungla e una ricetta per cucinare la gallina a vostra scelta. Mi serve per un amico.
Gli adesivi invece sono per me.

Arrivederci!

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L’era del Mugnaio Blanco – Parte II

Leggendo il giornale, qualche giorno fa, ho scoperto che i cittadini italiani supportano economicamente figure come il tartufologo e il misuratore di neve (il secondo dei quali, sorprendentemente, non è uno stecco). Allora ho pensato che anch’io voglio  essere pagato per un lavoro del genere, egualmente impegnativo. So anche a quale impiego votarmi: il ricercatore/analista di uomini del mulino. Ho perfino pronto il mio soggetto e ho delle ricerche precedenti, ragion per cui adesso mi siedo comodo qui e aspetto che arrivi il mio assegno.

Benvenuti dunque alla seconda parte dell’analisi approfondita dell’uomo del mulino (la prima parte la trovate qui), come di consueto inutile, eppure così necessaria.

All’epoca in cui pubblicai il primo studio (sento già l’assegno che arriva volando come una colombuzza santa), non credevo che avrei affrontato di nuovo l’argomento, perché non immaginavo che potesse andare peggio di così, tra sottrazione di minori, condizioni igieniche preoccupanti e madri senza morale decenza. Un vero scienziato, però, deve ammettere i propri errori (ho un camice, vedete? E un cartellino pinzato alla taschina!) ed è con molta umiltà che mi accingo a condividere con voi gli ultimi dati a me pervenuti.

Cosa sappiamo già di lui? I nostri filmati ci hanno sempre mostrato un uomo istrionico, visionario, che si convince di cuocere biscotti e merendine in realtà confezionati, i quali vengono da lui scartati, poggiati sulle teglie e distribuiti ad ospiti che devono essere accuratamente selezionati tra i più deficienti del regno, perché sono sempre pronti a credere che abbia fatto tutto lui con le sue mani di fata e a seguirlo fino alla morte.

Il passatempo preferito del Mugnaio Blanco è catturare nella sua rete quanti più bambini possibile. Se pensate che sia losco, avete ragione. Che razza di uomo, uno che attira innocenti creature vulnerabili solo perché sa che si strafogheranno di merendine, aumentando così il suo fatturato! Turpitudini come queste, davvero, rinnovano ogni giorno in me il fuoco della scienza (per l’intestazione dell’assegno: Jon, senz’H).

L’ultima registrazione audio-video ci riporta in pieno in una di queste situazioni, che commenterò per voi con la più assoluta obiettività.

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=Uf9gOu_yh0M]

Eccoci qui, infatti, nella più classica delle sue macchinazioni: restare solo con un bimbo per distruggerlo di carboidrati. I due si rilassano appoggiati a un gigante covone, attività che io, da ricercatore qualificato, sconsiglio, in quanto è sempre possibile, benché non facile, trovarvi un ago.

A fare da palo, l’immancabile mente criminale, di cui il mugnaio è solo il misero e devoto galoppino: Rosita, la gallina sociopatica striata di sadismo.

Il Mugnaio Blanco mastica una spiga di grano. Perché, direte voi? Non c’è una spiegazione a tutto, sapete, a volte semplicemente uno è squinternato fino al midollo.

Mentre se ne stanno seduti lì, alla completa mercé delle zecche, il bambino si dimostra subito simpatico con una domanda inopportuna.

Ma perché tu parli strano?

Ora, vedete da voi che una domanda del genere è l’innesco di una reazione chimica chiamata subisso di legnate, senza contare che un bimbetto con la zeppola non è esattamente autorizzato a fare il logopedista itinerante; ma il Mugnaio Blanco è un veterano del mestiere e non altera nemmeno un atomo del corpo suo. Tuttavia, non potendo rispondere sono un pluriomicida ex galeotto dell’Europa del Sud, egli evita di ribattere in modo diretto e parte per la tangente con uno degli sproloqui che lo contraddistinguono.

Sai… Sono stato il giro per il mondo per tanti, tanti anni…

Che mi viene a significare? Chissenefrega? Nessuno ti ha chiesto di recitare i tuoi Memoires, direbbe un bambino accorto. Ma noi abbiamo i dati, conosciamo bene il campione da cui attinge il Mugnaio Blanco. Il piccolo germe di grano , infatti, ha completamente dimenticato la domanda originale, anzi, si appassiona:

E non ti mancava, la tua campagna?

Ma senti un po’, creatura. Uno ti sta raccontando che è stato in giro per il mondo, chissà che ha visto, chissà che ha fatto, e il tuo pensiero va alla nostalgia della campagna? Ma sei un bambino o Cesare Pavese?

La risposta, ovviamente, è altrettanto scuffiata.

Certo! Ma poi… ho avuto un’idea!

esclama il Mugnaio Blanco, stupendosi della capacità di se stesso di elaborare piani.  E, grazie a sconosciuti poteri, teletrasporta la sua persona e quella dell’ingenuo fanciullo in quell’edificio sospetto che abbiamo imparato a conoscere la volta scorsa.

Chissà che idea ha avuto, si potrebbe illudere qualcuno (noi no, perché c’abbiamo i dati in questa cartelletta di Winnie The Pooh che tengo in mano – è inutile che ridiate, sono le cartellette ufficiali del Ministero).

Ebbene, presto detto: l’idea è che ha abbattuto la nostalgia aprendo un pacco di biscotti, che ha poi genialmente battezzato Campagnole, nel mentre che fingeva di infornarli.

Di più, le SUE, Campagnole, come tiene a precisare mentre ne esalta la rusticità, sfregandole coni suoi immancabili polpastrelli lerci (va bene, Antonio, la superficie dei biscotti è ruvida, che sarà mai, chètati, per l’amor del cielo)

C’è tutta la campagna dentro!

assicura con un movimento di mano che ci svela che in carcere era stato protetto da una banda di rapper.

Tutta-tutta?

Chiede il bambino, che a questo punto ha il futuro assicurato come collaboratore extraorganico in qualità di creatore di domande imbecilli.

Il Mugnaio Blanco ci riflette un po’, pensa a tutte le volte che Rosita ha defecato di proposito nell’impasto e garantisce, sicuro:

Tutta!

63 commenti

15/04/2013 · 08:47

L’era del Mugnaio Blanco – Parte I

Ah, Mulino Bianco.. Quanto devo a questo farinoso brand, che dà il nome al mio url!
Come posso celebrarlo, se non mostrandovi quanto orrendaamente insensata sia la loro nuova campagna all’insegna di Antonio Banderas? Infatti, eccoci qua.

Lo spot che inaugura l’attuazione di questa pessima idea dura un minuto, un lungometraggio per il quale dovete smettere di fare quello che state facendo, che se no non si capisce bene.

Due bambini giocano nel grano, ma attenzione, non è Io non ho paura di Salvatores, è il Mulino Bianco, perché sono bambini ricchi: non giocano a nascondino con la miseria, questi qua, hanno il modellino d’aereo telecomandato che fa il fracasso di uno sciame di mosche sulla carcassa di una zebra.

I due si trascinano e si incitano pateticamente a vicenda, gobbi e sgraziati come troll: vieni qui, sì adesso vieni tu qui, bro! Oh cielo, un mulino! Dai, entriamo a rompere i Baiocchi alla gente che lavora!

Superando ingranaggi che nemmeno il Big Ben e improbabili lavoratori stagionali in camiciole di lino, i ragazzetti ficcanaso salgono le scale, con il fine di riprendersi sto aeromodello perduto. Il che, chiariamolo subito, è una bufalata stratosferica, perché il mulino ha le finestre doppio blindo, oscurate e chiuse; ci hanno messo mezz’ora per raggiungerlo a piedi, come fa il giocattolo ad arrivare nelle mani del mugnaio? Il bambino più sgamato fa anche la faccia giusta per l’occasione, quella smorfia lì che vedete, ma poi, senza un briciolo di istinto di conservazione, si addentrano entrambi in questa specie di covo-trappola, perché il tenebroso mugnaio dice loro, con un sospettoso accento: «venite, vi faccio vedere cosa ho fatto io!»

Seriamente, creature sante, vi pare il caso di seguire un tizio in quello che potrebbe benissimo essere un laboratorio di anfetamine? Questo qui non ci sta con la testa, peraltro: ha tirato fuori i Tarallucci da un pacco e li ha messi su una teglia fingendo di averli fatti lui. Con questo sistema, se mi aspettate cinque minuti, ritorno, che ho un’infornata di M&M’s.

«I miei Tarallucci, ancora più buoni da inzuppare!»

Ora, per quanto possiamo stupircene, quei biscotti di margarina e segatura hanno un appeal sconcertante sui due, che li impugnano come dobloni di un relitto spagnolo. E questo è niente, amici miei, perché deve ancora arrivare il momento più deprimente in assoluto: la degustazione.

«Vera pastafrolla» dice uno, sollevando il biscotto con lo sguardo di chi sta valutando l’acquisto di una cantina di Brunello di Montalcino. Poi osserva, l’esperto: «perfetti nel latte!» e ficca una mano intera nella tazza che il mugnaio gli ha preparato.

Ma figlio mio, non l’hai visto Gli Aristogatti?!

«Bravo» fa il mugnaio, non si sa bene perché. Poi si rivolge all’altro: «e tu?» (sottinteso: non hai ancora perso i sensi?)

«Ma che buoni signor mugnaio, ma come li fa?» esclama il piccino, estasiato.
No ma tu, piuttosto, come fai a non aver mai visto un Taralluccio nella tua vita?

Il mugnaio sa perfettamente di averli in pugno, ma è svitato forte, capite, così chiama Rosita, la sua gallina, che sta seduta su una poltrona. E quando lei emette un suono, lui risponde: «con le uova fresche!».
E certo che non ha senso, non venite a dirlo a me.

Al che, il bambino risponde con un tristissimo: «Rosita, sei troppo avanti!»

In proposito, mio dolce, ingenuo pubblicitario, son dieci anni che i bambini non dicono “troppo avanti”. Ammesso che l’abbiano mai fatto davvero.

Lo spot si chiude con i due fanciulli che tornano a casa facendo svolazzare l’aereo, senza che si sappia nulla su quello che è accaduto in quel malfamato mulino in cui tutti lavorano in nero alle dipendenze di un uomo completamente svanito. Nessuno sembra essere andato a controllare cosa succeda in quel postaccio, il che è inaudito se considerate che ci sono almeno quattro valenti motivi per madarci le forze dell’ordine, fosse solo in visita.

1. Questo ha per unica amica una gallina

..che lo guarda con un risentimento tale, che secondo me una di queste notti gli cava gli occhi. Meritano davvero uno sguardo attento le espressioni di Rosita: se riuscite a non farvi distrarre dai vaneggiamenti sul vapore ed il riso di Banderas, vi godrete delle facce di commiserazione sdegnata, tra il “poraccio” e il “lasciami in pace, cretino”.

2.  Nel mulino si svolgono nebbiose presentazioni in stile Avon

..in cui il bell’Antonio fa una propaganda smisurata ai Flauti e le mamme se lo spogliano con gli occhi; specialmente quella alla sua destra, che addenta la merendina nel modo più evocativo possibile e annuisce stupidamente ad ogni ingrediente citato.
I figli, dal canto loro, hanno quell’entusiasmo esagerato da stadio nei confronti dei Flauti offerti. Solo il bambino asiatico sembra aver capito che da quella gita non può venir fuori niente di buono.

«Buonissima la semplicità» dice una creatura appena svezzata, che non ha idea del suo nome, figuriamoci dell’astrazione concettuale della semplicità. Ma tutti ridono, ah ah, sti bambini. Ma per piacere.

3. Il mulino manca di ogni regola di igiene

Spiegatemi cosa spinge due ragazze ad attraversare un campo di grano con lo scooter, all’alba.
Siamo in ritardo, cerchiamo di farci perdonare da papà, dicono. E quindi fate una deviazione che vi porterà a casa due ore ancora dopo. No, ma siete intelligenti.

Tanto intelligenti che una di loro puccia il dito sporco di chissà cosa nella crema da farcitura. Mentre a me è venuto un infarto, a Banderas è venuta una faccia che non si può descrivere, si può solo guardare e usare come spunto di meditazione.

La perla, però, giunge nel finale. Il mugnaio, dopo un commento muto ma eloquente sulle due, si guarda intorno, tuffa il cornetto nella crema e lo addenta sbavoso, mentre briciole infime cadono dentro la cioccolata con la quale farcirà il resto dei cornetti che stanno cercando di venderci.

4. Il mugnaio è chiaramente integrato nel substrato criminale nazionale

«Tanto non mi vede nessuno!»



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Produttività Innanzitutto

Mi sto perdendo troppe cose.
Per fortuna, grazie alla cortesia di un gentile anonimo e di Pietro, sono venuto a conoscenza del fatto che “le uova del nonno” sono diventate “le uova dei nonni”.

Accantonando la pur suggestiva ipotesi che tutto ciò sia una mossa del nemico per dare fastidio a me, rendendo il nome del mio blog obsoleto per i presenti e criptico per le nuove generazioni, resta quella (ben più probabile) per cui, grazie alle prese in giro di tutta Italia, s’è deciso di spiegare che non è che sia proprio il nonno ad accovacciarsi per fare le uova.
E come spiegarlo a noi imbecilli senza sconvolgere troppo la frase di partenza?
Semplice: da oggi in poi le uova sono “dei nonni”, si capisce subito così no?

Quindi, per chi ancora fosse stato così gretto da malignare che il nonno altro non fosse che un’Ovaiola Livornese, ribadisco per l’ultima volta come davvero stanno le cose.
Per fare tutti quei biscotti non è verosimile che si ricorra ad un solo povero nonno, lo si intuisce; ed è per questo che si è optato per l’allevamento in batteria.

Più nonni, più uova!

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Reggere Il Confronto

La bambina paffuta col pigiama rosso ieri notte ha fatto “un sogno buonissimo”.
Vedete da voi che siamo lontani anni luce dalla sua collega istruita, che già a dieci mesi era docente alla scuola agraria e che ne sa una più del mugnaio.

Non c’è lo scirocco che si impossessa di lei, spezza il pane in modo approssimativo, non lo gusta ad occhi chiusi in crisi estatica. In compenso chiacchiera; a dirla tutta, sembra che parli per la prima volta, dato che, mentre Shirley Temple racconta le sue psicosi oniriche, il padre resta incantato con la brocca dell’acqua a mezz’aria, la madre pare aver intravisto il futuro di sua figlia come Nobel per la letteratura e smette di assassinare il parmigiano, il fratello si congela nell’atto di prendere il bicchiere invece di tirarle un calcio da sotto il tavolo, come  invece sarebbe giusto.
Notare come, a disposizione del commensali, ci sia solo qualche accenno di verdura e pane confezionato; è chiaro che in quella famiglia sono tutti allucinati dalla fame e mi domando perché si lascino morire di inedia, dato che, complice un originale tocco di stile, sul piano della cucina si intravedono ben due pacchi di pasta Barilla.

Gli atroci morsi della fame sono chiaramente l’origine del pericoloso sonnambulismo della ragazzetta, per cui attraversa il suo modesto campo di grano (c’hanno tutti il campo di grano, solo io ho un cortile condominiale che sembra il recinto delle capre), ed è inoltre il motivo per cui, ancor prima di sapere cosa contenga il casone, lei è già stupita e allampanata. La conclusione più ovvia è che si trovi in "un forno magico"; ora, mia adorabile controfigura di Maria Lark, perché mai quel forno sarebbe magico, forse vendono il pane a meno di sette euro al chilo? No, perché in quel caso la traversata dei trecento acri in notturna me la faccio anch’io.

Sul pavimento disseminato di farina (secondo lei) o calce viva (secondo me) zompetta stordita dal profumo di cibo, con i piedi nudi, nemmeno scalfiti dal precedente peregrinare; nel suo delirio, si trova lì per aiutare gli uomini della farina. Insomma lavoro minorile non retribuito, per giunta in fabbrica perché, magico magico, sto forno fa trecentosessanta pani alla volta tutti uguali, non è che uno si beva la storia della bottega artigianale se vede un po’ di (ricordo: presunta) farina e uomini in bianco che la spargono ovunque come se fosse un valore aggiunto; tra l’altro, se mi è concesso, trovo sospetto non tanto l’orario (un bravo fornaio alle quattro del mattino è già all’opera da un pezzo), quanto l’ubicazione dell’industria, in definitiva, sto suggerendo velatamente che si tratti di una copertura per qualcos’altro, che so, un altro tipo di farina; questo è un nodo della vicenda che lascio sciogliere al Nucleo Anti Sofisticazione e Sanità.

Senza mollare un istante lo sguardo confuso e atterrito che l’ha contraddistinta sin dal primo fotogramma, la bambina si ricorda tutto d’un tratto di un elemento CHIAVE del racconto, buttandolo lì senza alcun senso (signora: per quel Nobel…lasci stare..la iscriva a danza piuttosto) «E poi c’eran tante biciclette!», con un tono che dovrebbe esprimere l’incredulità di non aver trasmesso prima questo importantissimo messaggio, ma che invece tradisce un disperato «questa è l’ultima volta che la mamma mi obbliga ad andare ai casting».

In effetti, in barba al tanto raccomandato risparmio delle risorse, i sedicenti fornai abbandonano su due ruote il casolare, lasciando tutte le luci accese, le porte aperte e tonnellate di pane sulle mensole.

"Tante biciclette" era un eufemismo. "Tante biciclette" ci sono al sabato ai giardini pubblici, qui abbiamo tutta Beijing all’ora di punta, che si porta via all’alba tutta la merce e la visionaria in pigiama in testa alla carovana, che si agita nel cestino con inopportuna ilarità, mentre si scopre che il forno magico altro non era che il Mulino Bianco (adesso io esigo di sapere dove fosse la ruota del mulino all’inizio dello spot, perché io non l’ho vista, cos’è, a lavoro finito ce la mettono per camuffo?), mentre l’onnipresente vento decide di dedicarsi solo alle spighe in prossimità dello schermo, trovando giustamente inutile sprecare le sue performances per una che quando mangia il pane tiene gli occhi aperti.

 

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Io Ridurrei Il Consumo Di Pasta Per Sicurezza

Ad esempio c’è una bambina, tutta caruccia e bionda come una pannocchia, dal viso angelico e, già dai primi mesi di vita, amante della natura e del cibo genuino.
Questa bambina mangia biscotti, che secondo il suo qualificato parere (cito testuale, perché la fonte è autorevole) «sembrano fatti con le uova del nonno».
Non faremo facile ironia su come il nostro raggio di sole potesse spiegarsi meglio, perché detta così il nonno è una creatura ovipara che si sacrifica a sostentamento della sua famiglia.
Infatti, malelingue che non siete altro, l’esauriente supporto visivo ci mostra come ci sia una spiegazione molto più credibile: il nonno (vestito di un turchese pullover in cachemire mentre la nipote preferisce un vestito estivo; come si vede che appartengono a due stagioni diverse) possiede trentotto ettari di campo di grano, dove dozzine di galline pettinate e sicure nell’incedere razzolano, defecano e seminano pulci, sì, così, in mezzo alle spighe (con le stesse spighe con cui poi gli stessi che fanno i biscotti faranno la pasta, non c’è bisogno che ve lo dica).

Quello che più commuove è il precoce talento di questa bambina come cercatrice di uova in un campo sterminato. Sbattuta dal vento persino quando fa colazione in casa con gli infissi sigillati, la nostra giovane estimatrice di biscotti saltella nel podere infinito e trova tutte le uova, senza pestarle mai, poi le ripone in un cestino piatto. Sì, piatto, l’ideale per le uova. Ma la cosa straordinaria è che questo talento si trasmette all’ambiente circostante, in modo che possano trovarsi nello stesso metro quadrato una bambina piuttosto disturbata, galline, uova e mucche pezzate.

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