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Essere Jon Snow

Vi siete mai chiesti quante emozioni possano esprimere le facce meste di Jon Snow? Mi sembrate quasi tutti persone equilibrate, ma io, che non lo sono, avevo questa domanda in tasca da un po’. E ho trovato la risposta: a ogni sentimento, si può abbinare un musone affranto tra i fiocchi di neve. Vi faccio vedere.

Episodio 5×09
Titolo: The Dance of Dragons
Titolo più onesto: Panic! at the ludos

L’accampamento di Stannis brucia. L’evento infastidisce perfino Melisandre, che di solito è appassionatissima di piromania. Stannis ha un aspetto malmesso da vecchio zio che ha preso male il divorzio e che non si fa più la barba neanche nelle occasioni.

6

Jon e i Bruti sparuti (più il gigante) bussano alla porta della Barriera. Li fanno entrare, ma all’inizio sembrava che non volessero aprire, un imbarazzo che neanche al confine sloveno prima di Schengen quando trovavano sigarette non dichiarate.

1

Siccome se non frammenta i segmenti non prova gioia, la regia ci riporta da zio Stannis, che manda Ser Davos a fare una commissione strarognosa. Prima di partire, Davos regala alla figlia di Stannis un cervo di legno fatto benissimo, sul serio ritirati, fai l’artigiano, che ci stai a fare con quei selvaggi? Lei adora il regalo, lui le dà pure un bacetto ed è tutto così sereno e amorevole, che secondo me uno dei due oggi schiatta malamente.

4

Jaime è invitato dai peggiori ospiti mai esistiti, che in un salottino di disagio comportamentale decidono comunque di restituire Myrcella allo “zio”, a patto però  che si accolli pure Tryston. Anche Bronn viene graziato dalla compagnia delle Oberine, che dopo ventiquattr’ore di prigione sono già completamente esaurite.

8

Mi spiace tantissimo e mi scuso, ma bisogna tornare alla storyline di Leia la cozzara, che dovrebbe maneggiare segretamente il veleno ma il risultato è che ammira per sei minuti in controluce una bottiglia da aceto balsamico a due passi dalla vittima designata, ennesimo segno che a Braavos insegnano a usare mille facce, ma nemmeno un cervello. A cambiare i suoi piani, però, giunge Lord Tyrell, padre della Salamandra Furbetta e di Loras, il Ragazzo Arcobaleno. Con lui, c’è Meryn Trant, che io avevo del tutto dimenticato ma che Arya ricorda bene, perché ha picchiato sua sorella, dopo averle mostrato la testa del padre sulla picca, ma prima di tentare di abusare di lei. Arya prende la sua carriola di mitili e molluschi puzzolenti ed entra indisturbata nel bordello in cui si trova il malvagio capo delle guardie, che scarta tutte le prostitute finché non gli portano una minorenne. Arya si indigna ma per ora si ritira, torna dall’uomo Multifaccia e promette che i compiti li farà l’indomani, perdendo un’ottima occasione per sconsigliargli di continuare a farsi quelle mèches orrende.

2

Shireen, la figlia di Stannis con il nome da attrice porno, racconta al papà una storia di draghi e lui la ricambia con un pericoloso monologo sulle scelte e le responsabilità. Più che altro per farlo smettere, Shireen si informa:
«C’è un modo in cui posso aiutarti, papà?»
«Grazie per averlo chiesto. Sì, in effetti ero giusto venuto a dirti che ci farebbe comodo metterti al rogo.»
L’idea era di Melisandre, manco a dirlo, ma va precisato che tutti rimangono immobili senza protestare, salvo la madre, che però si oppone quando ormai la povera bambina ha raggiunto un grado di cottura irreversibile.7

Ma basta piangere! Ci sono i giuochi! Lionel Richie, oggi magistralmente interpretato da un Ferrero Rocher, raggiunge Khaleesi e Tyrion nel baldacchino reale, con Faabio che resta appollaiato dietro di loro provandoci di continuo con la regina. Dopo un primo taglio di testa, finalmente arriva il turno di Sebastiano. Egli combatte contro un signore enorme, esibendosi in giravolte fantasiose che per poco non lo fanno ammazzare, ma si riprende e uccide l’avversario, poi altri due e non solo, lancia una lancia (che eleganza terminologica, ah?) a un uomo mascherato che stava per uccidere la regina alle spalle! A questo proposito, Faabio, se facessi il tuo lavoro anziché annusare i capelli di Khaleesi, forse adesso non saremmo a questo punto. Non c’era così tanta gentaglia in maschera nello stesso posto dalla scena del ballo di Eyes Wide Shut.
Khaleesi è atterrita: coincidenza vuole che il vestito buono della quinta stagione sia bianco, e basta uno schizzo di sangue a rovinarlo per sempre. Per giunta, Lionel muore prima di poterle urlare dove si trova il passaggio segreto che conosceva (verrà ricordato come un uomo arguto). Siccome le cose si mettono malissimo, specialmente per l’abito, Khaleesi chiama telepaticamente il suo drago e lui arriva! Ed è bravissimo a capire quali omini deve uccidere e quali no! Daenerys gli si avvicina, si disinteressa dell’immenso parapiglia, gli sale in groppa e si fa un bel sorvolo ricreativo del Colosseo, abbandonando il suo amato, il suo consigliere, la sua migliore amica e l’uomo che l’ha appena salvata in balia di una setta di trucidatori in maschere veneziane.

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Tronò™

Voi, che siete indietro e vi manca l’ultimo episodio del Trono di spade!
Magari siete state impegnati, non l’avete ancora guardato e non trovate il coraggio di perdere tutto quel tempo a recuperare. Magari ancora siete sicuri di non sopportarlo più, ‘sto telefilm alla deriva, ma vi sentite esclusi quando i vostri amici ne parlano… Da oggi è tutto risolto grazie a Tronò™!

tronòTronò™ è una guida rapida e di facile apprendimento, che vi garantirà un’idea precisa di tutta la puntata, grazie alle schede esaurienti e all’aiuto della funzione Mood™, che indica lo stato d’animo con cui dovrete parlare del segmento corrispondente, se salta fuori il discorso al bar.

Se non siete ancora convinti, ci rivediamo quando vi accorgerete che questo episodio dura sessanta minuti.

 

Episodio 5×07
Titolo:The Gift
Titolo più onesto:Gli Orologi della Notte hanno rotto. E anche la neve

Gioioso raduno nel cortile dei Cavalieri dell’Apocalisse; consueto gran sfoggio di pellicce Annabella, ma Sam si ostina ad optare per un trapuntino di Conte of Florence, perché non sai mai che a un certo punto la cosa non si trasformi in un picnic sul prato.
Poco dopo, l’anziano Aemon suggerisce a Sam e Gilly di portare il bambino a Sud: ci voleva un saggio per notare che quel freezer di Barriera non è posto dove far stare un neonato.
Mood: Pomeriggio di Natale dal bisnonno in casa di riposo

uno

 

Sansa sta subendo ogni peggio, così si affida a Theon, la persona di cui non ci si può fidare neanche per imbucare una lettera, e lo supplica di portare la candela sulla rocca così i suoi fedeli sapranno che è ora di portarla via da quel manicomio.
Mood: I’s too late to apologize dei One Republic

due

 

Brienne continua a guardare un castello.
Mood: Il sentimento di quando uno salta la fila e si mette proprio davanti a te

3

 

Aemon insiste a chiamare il neonato “uovo”, ma poi smette, perché muore. Il che almeno crea un evento sociale alla Barriera, il funerale: momento in cui tutti si radunano e finalmente si accende un falò.
Mood: Harry Potter e il Nonno Salice di fuoco

5

 

Sansa insulta suo marito, una tecnica per farsi ammazzare che è proprio una trovata brillante, quasi quasi mi aggrego. Ciò che importa a noi finti spettatori è che Theon la candela l’ha portata a Ramsay, che ha scuoiato l’amica di Sansa, che insieme alla candela le aveva dato un mucchio di indicazioni contorte.
MoodSaw III

4

Nel reparto ‘altra neve’, all’accampamento di Stannis tutti hanno la broncopolmonite (ricordo che sono partiti dalla Barriera tipo trenta minuti prima). Ser Davos mette in guardia:
«Sire! Qui tossiscono tutti! Che mi dite?»
«Sta arrivando l’inverno!» Replica Stannis, re carismatico, competente, intelligente, opportuno, mai scontato.
Arriva Melisandre, ma rimane coi vestiti addosso, giuro che non me l’aspettavo. Propone un rito dei suoi, credo implichi sgozzare la figlia di Stannis o qualcosa del genere – ed è troppo anche per lui, tanto che la manda via prima che riesca a denudarsi, nonostante il consueto abito a sgancio rapido.
Mood: Spot Borocillina coi diavoletti della tosse

6

 

È da un po’ che non mortifichiamo una donna, come rimediare? Facciamo aggredire Gillyflower da due Orologi della Notte! E aggiungiamo anche un po’ di bullismo nei confronti di Sam, offre la casa. Deve venire un metalupo a rimettere ordine, per dire. Poi a Gilly vengono due belle pensate: la prima, quando getta in mezzo la frase: “la prossima volta LASCIALI FARE!”, per gratitudine. La seconda è pressapoco così:
“Sai cosa Sam? Che ne dici di approfittare di questo fresco sipario di violenza e soprusi per avere un rapporto sessuale? No ma se vuoi eh, è un’idea, la prima cosa che viene in mente in questi casi.”
Mood: Un giorno in pretura

7

 

Nel frattempo, a Palm Beach, Sebastiano Somma è messo all’asta ed acquistato insieme a Tyrion dal responsabile dei Giuochi di Danisport. Chissà dove verranno portati!!! No, scherzo, non interessa a nessuno.
Khaleesi e Faabio si sollazzano tra lenzuola dorate pacchianissime e cuscini a squama di drago di cui apprezzo almeno la coerenza tematica. Faabio cerca di farsi sposare.
Mood: Telenovela di Retequattro ambientata in Baviera.

8

 

Olenna bisticcia con il sacrestano, ma prima si rivelano quali sono le rispettive ossa scricchioline. Lui cerca di venderle un libro esoterico, poi le fa un discorso proletario sul grano che neanche Tolstoj.
Mood: Testimoni di Geova la domenica mattina; le parti di Anna Karenina dove non c’è Anna Karenina

9

 

Il piccolo Tommen non vuole mangiare. E ha ragione, avessi una moglie così in carcere sarei in preda alla disperazione pure io. Cersei sembra provare emozioni, ora però non saprei bene dirvi quali. Si ipotizza di parlare con l’Alto Passero e sinceramente io punterei piuttosto sul Gufo Uffa di Winnie the Pooh che ha sempre trovato soluzioni creative ai durissimi problemi del Bosco dei Cento Acri.
Mood: Gli ultimi due capitoli di Piccole donne crescono.

1

 

Jaime parla con la figlianipote che dice tipiche cose da adolescenti: lo amo, lo sposerò, a proposito, zio che mi somiglia molto ma non sospetto niente perché sei il gemello di mia madre quindi grazie alla mazza ferrata che mi somigli, ti preferivo quando avevi ancora l’altra mano.
Bronn, nelle segrete, canta una canzone che piace a una delle Oberine, tutte e tre imprigionate nella cella di fronte (e tralasciamo che siano abbigliate come a un saggio di danza contemporanea). L’Oberina entusiasta ha problemi di freni inibitori, per cui si denuda e pretende che Bronn le dica che è la più bella nell’universo e quando lui avanza dei dubbi, gli dice una cosa come “scherzetto, tre ore fa ti ho avvelenato, adesso muori! Ma se dici che sono la più bella del reame ti do l’antidoto”. Con grande buonsenso, Bronn ritorna sui suoi passi. Con ‘sto sistema Biancaneve finiva in tre minuti. Se vi chiedono un parere al bar, guardate lontano, scuotete la testa e sussurrate: «Abbacinante…»
Mood: Pornhub, “Horny teen teases old man”

2

 

Tutto è pronto per una ghiotta esibizione  e Sebastiano si concentra per fare bella figura e incidentalmente per rimanere vivo. Ma chi assiste ai Giuochi? Khaleesi, con il suo promesso sposo! Che caso incredibile. Se vi dicessi che non mi sto appassionando, vi direi la verità.
Seba la vede da un finestrino ed è tutto un fermento, così si mette l’elmo e va in arena (= un campetto di sabbia per gatti di tre metri quadri) e combatte contro tutti. Khaleesi, che fino ad allora era lì lì per vomitare su Lionel Richie, si interessa a questo misterioso gladiatore e pensa “allora ho fatto bene a vestirmi come se fossimo agli Oscar del 1985”. Quando scopre che si tratta di lui è schifata come non mai, ma quando scopre che le ha portato un regalo diventa subito più disposta ad ascoltare. Il regalo è Tyrion. Vabbé dai, magari Sebastiano ha lo scontrino.
Mood: History Channel presenta I segreti inventati del Colosseo

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Cersei porta a Margaery del ragù di cervo e un po’ di ingiurie, ma la prigioniera non gradisce e le tira indietro sia l’uno che le altre. Dopo la visita, in cui si è sprecato dell’ottimo sugo di selvaggina, si intrattiene a conversare col sacrestano, che le fa un po’ di storia del Gotico, parlando male di architetti a caso. Cersei non si dimostra abbastanza interessata e viene sbattuta in carcere da tre suore massicce.
Mood: Masterchef; Philippe Daverio agli Uffizi
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MasterSchif – La Sfida

MasterChef, per chi non lo sapesse, è una lunga ed estenuante gara di cucina a puntate, dove i concorrenti vengono giudicati da tre individui. Nella versione italiana, si tratta di:

  • Carlo Cracco, chef, assai quotato ma tendente al delirio di onnipotenza;
  • Bruno Barbieri, sempre chef, secondo me più bravo del precedente e dall’ego in apparenza meno napoleonico;
  • Joe Bastianich, che non è uno chef, ma un imprenditore che si destreggia con successo tra ristoranti e vini.

Questi hanno l’incarico di ingiuriare i partecipanti, fingere di infuriarsi per ogni stupidata e buttare nella spazzatura i piatti che non trovano di loro gusto, che è un trittico della diseducazione sociale e alimentare che non mi fa apprezzare molto il programma.

Quello che però è interessante, dei tre personaggi, è scoprire quanto si siano dati all’advertising senza pensare alle conseguenze. In soldoni: chi è il giudice di Masterchef che si è venduto peggio nelle pubblicità italiane?

Confrontiamoli con MasterSchif, la gara in cui assegniamo le prestigiose Stelle in base a criteri come la svendita, la faccia tosta e la disponibilità a cedere pezzi di dignità.

Bruno Barbieri

Barbieri sta seduto in un giardino interno come non l’aveva neanche Frida Kahlo, parlando dei suoi esordi sulle navi da crociera minacciate dalla mancanza di ingredienti freschi, lasciando intendere che in crociera la nave viaggi per mesi senza approdare e allora l’unica cosa fresca sono i pomodorini in scatola. Poi pesca con le dita un datterino giallo direttamente dal barattolo e se lo ingoia, il che di principio fa orrore, ma siamo efficacemente distratti dalla camicia con quelle stampe 3D che se incroci gli occhi vedi l’immagine in rilevo. Che poi, a proposito, è vero o è una leggenda che si vedono le immaginette? Io non ci ho mai visto niente. Qui vedo tristezza, ma non so se conta.

Giudizio finale:
stars2.12
Mangiare i pomodorini dal barattolo è stato un sacrificio affrontato con grande coraggio, ma stare seduti a parlare di sé senza spagliacciarsi è giocare troppo sul sicuro. Apprezziamo la camicia e lo pseudo-intimismo, ma MasterSchif non è mica la Guida Michelin, qui la vittoria bisogna sudarsela.

Joe Bastianich 

Una signora sta cucinando per i fatti suoi senza che nessuno le dia uno straccio di mano, e Joe spunta inatteso alle sue spalle.

«Basta!»

«Bastianich!»

Già qui una padellata rovente piena di soffritto in faccia ci stava, ma lei rimane ad ascoltare, arretrando debolmente, forse verso il salvavita Beghelli.

«Sempre i soliti piatti: routine uno, fantadzia zero!»

«Eh vabbé, che vuoi?»

Risponde molto giustamente lei, un modo ancora troppo gentile per rivolgersi a chi ti è entrato in casa arrampicandosi sulla grondaia e che a ogni parola viola sempre più il tuo spazio personale.

Lui la spinge verso il frigo, ma letteralmente, e lei protende le mani e mantiene contatto visivo, ha capito di essere davanti a uno con problemi psichiatrici.

«Vado…»

Si vede la paura proprio. Guarda nel frigo alla disperata ricerca di una mannaia, ma ci sono solo verdure che giacciono inermi senza contenitore sui ripiani e una sfoglia Buitoni, così improvvisa una quiche, nella speranza che lui non l’ammazzi.

Joe fa battute sulle uova che se sono freschi allora dove sono le galine, una cosa miserrima, poi contesta l’abbinamento di due verdure mentre lei, seccatissima ma ancora in vena di assecondarlo, sta effettivamente preparando una roba inquietante: con le uova ha fatto un pastone che si gelifica al contatto con sti pezzoni di pomodoro, ricoperti da asparagi adagiati lì come fiori al Dia de los Muertos, una pirofila/incudine che Bastianich si chiede se tiene la sfoglia, io mi chiedo se tenga il pavimento.

Assaggiata la fantadziosa pietanza, Bastianich si autoinvita per il giorno dopo. Sì, perché dimenticavo di dirvi che gli hanno apparecchiato, finanche, sta cenando con tutti perché dovete sapere che la famiglia della donna era in casa tutto il tempo dell’effrazione, ma giustamente, chi ci entra in cucina! La signora accetta di ritrovarselo tra i piedi anche in futuro, a patto che cucini lui, completamente dimentica del fatto che non sia un cuoco.

bastianichgif

Va ricordato che, al lancio dello spot, in tv girava una versione diversa del finale, in cui Joe sosteneva che la sfoglia Buitoni fosse meglio di quella che fa sua madre. Essendo sua madre Lidia Bastianich, una chef  di alto livello, lo avrà giustamente minacciato di querela e di morte, inducendo tutti ad accorciare il tiro prima che lo allungasse lei.

Giudizio finale:
stars4
La giuria è rimasta incantata da questo spot ammazza dignità e dall’atteggiamento inutilmente aggressivo, ma è un po’ delusa dal fatto che Joe si sia rimangiato la sparata che la Buitoni cucina meglio di sua mamma.

Carlo Cracco

Ecco, così ci piace: i violoncelli drammatici, Cracco che chiude gli occhi in ascesi compositiva.

«Alici con pepe rosa»

Lo tenta la voce fuori campo.
I pescetti ballano come i moci di Topolino in Fantasia.

«Di più…»

Protesta Cracco.

«Caviale di limone!»

Rilancia la voce, mentre un frutto pretenzioso si unisce alla coreografia che si distingue da quelle di Amici solo per il fatto che le alici non si sono ancora tolte la maglietta.

«Di più, di più!»

Cracco non è convinto al cento per cento, ma sentir nominare il caviale di agrumi gli fa già ondeggiare la testa in piena trance gastronomica.

«Alghe croccanti!»

La voce fa un altro tentativo, mentre un cespo di insalata riccia da busta prelavata esplode, bombardato da altro pepe rosa.

«Ancora di più!»

Sentenzia Cracco, facendo il gesto dei soldi. Che è epicamente freudiano, pensate, lui che dice no, per il cachet questo non basta, bisogna andare oltre.

cracchino

La voce tenta il tutto per tutto con un’assurdità:

«Rustica San Carlo!»

La prossima parola sarebbe stata Kinder Fette al Latte, ma ci siamo fermati prima, perché Cracco è soddisfattissimo della proposta.

«Rustica San Carlo in cucina?! Ci siamo!»

Sono d’accordo, ci siamo: peggio di così non si può scendere.

Gli ingredienti si siedono sulla sfoglia dorata con espedienti di regia da film di Michael Bay, ma qui non ci sarà Megan Fox vestita come Fujiko Mine, ci sarà solo Cracco ad avvicinare un piattino per gnomi con su questo obbrobrio fesso, a dire

«Perché in cucina ci vuole audacia!»

per poi avventarsi sull’insieme, che scrocchietta di qua e di là.

Ci sono tanti altri video in cui lui si diletta in composizioni simili, usando le pinzette per sistemare ingredienti di dimensioni microbiche in cima a puree di cavolo nero e altre cose che sembrano tutte vomito Sith.

Giudizio finale:
stars5
Non ci sono parole per descrivere la magistrale assenza di pudore. Lo spot è impeccabile nella sua sfacciataggine; il modo in cui Cracco ci convince che davvero userebbe patatine unte per creare i suoi sfiziosi intrugli ha conquistato la giuria, estasiata dalla voce tenace nella baggianaggine e dal pollice ed indice sfregati come ci si aspetterebbe da uno dei Gemelli DiVersi.
Determinante per la vittoria, l’autoironia dell simpatico claim: San Carlo. Il buon gusto italiano.

…Perché era uno scherzo, no?

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L’amore ai tempi del Cornetto

Il Cornetto Algida ci ha preparato un regalo che anticipa l’estate e i Cavalieri dell’Apocalisse – e come potrei io lasciarlo passare così, senza soffermarmi sui suoi punti forti? Infatti.

Una cosa, per giustizia, la dobbiamo dire subito. Lo spot del Cornetto Algida è sempre stato di un melenso inarrivabile. Se non vi ricordate, vi aiuto io.

Biciclette, palloni da spiaggia, località marittime, bacetti per tutti, una bruttissima camicia rossa, imboccate sotto l’ombrellone, intro musicale che definirei la colonna sonora della vita delle Tartallegre e frasi di spessore poetico come un cuore d’amare o un piccolo cuore per farti sognare. E come dimenticarsi dell’uomo dei gelati, una specie di capitano di nave disonorato che mangia i Cornetti del suo stesso carretto e che accoppia i villeggianti? Non è che si possa far finta che la tradizione non sia questa.
Ma noi, nel 2014, abbiamo qualcosa di peggio.
La tecnologia social.

Corriera.
Ragazzo e ragazza. Hanno in comune che nessuno dei due ha peli sul petto. No dai, non solo: entrambi hanno due cuffie audio esteticamente raggelanti.
Lui la fissa, con quello sguardo che solo Olmo di Mai dire gol sapeva padroneggiare, si impegna e sbatte le palpebre al limite della scarica elettrica – e, nonostante il Cornetto sbrodolino sul pizzetto, sembra avere successo.
Lei, infatti, nello scendere alla sua fermata nel noto paese di Orrendocuffiopoli Riviera, gli lancia un’occhiata moderatamente allusiva. Lui, allora, senza dignità alcuna, si gira come un cucciolo smarrito, mancavano una leccata al vetro e gli uggiolii, per il resto era uguale uguale a un carlino davanti al finestrino della Panda che teme che la padrona non esca mai più viva dal Despar.

A questo punto, è fondamentale tenere a mente non solo gli antecedenti, che abbiamo visto, ma anche le premesse tecniche, immagino più o meno queste:

«Creiamo uno spot che ricordi l’estate e i dolci amori innocenti nel tipico stile Algida, ma stavolta descriviamo la summer un po’ social network di questi giovanotti di oggi con i personal computer e Fésbuc, io non ci capisco niente ma non vi preoccupate ho chiesto a mio nipote di quattordici anni di scrivere la pubblicità.»

E in questa chiave va letto tutto quello che succederà di qui in avanti.

Da quel fugace incontro nel mobile cassone, difatti, il ragazzo (dalla camicia rossa pure lui, ma nella versione un po’ boscaiola, in nome della selvaggia modernità di vedute che domina questo spot) comincia a cercare la fanciulla su Facebook, al buio, sempre mangiando Cornetti. Non so se voi conoscete il telefilm Misfits, ma vi basti sapere che c’erano dei tizi che dopo aver ammazzato o seppellito qualcuno si concedevano un Cornetto, a volte preso dallo stesso freezer in cui stava il cadavere. Capite bene perché io sia prevenuto. Ma vi dirò di più: lui ha gli occhi più acquamarina di un gatto persiano e in sottofondo c’è Cesare Cremonini a cantare di complici nel disordine, ma se fosse brutto e di sottofondo avessero messo la musica de Lo squalo non sarebbe più così tenerina la vicenda no?

Ma noi siamo per l’uguaglianza, quindi diciamolo pure che lei è pazza uguale, perché mentre lui sta disteso a far luccicare i bulbi oculari alla luna (nudo, naturalmente) lei rallenta il lavaggio dei denti perché ha scoperto il suo riflesso nello specchio del gabinetto e ammira la schiuma di dentifricio tutta intontita.
A onor del vero lui, che chiameremo Mio Miny Pony Occhi di Stelle, ci prova pure, a rivedere la sua amata in modo tradizionale, ma purtroppo sulla seggiolina lurida della corriera ora si siedono solo i pidocchi e lui è disperato, lo vedete da voi, proprio il giorno che si era vestito da piccolo bimbo in viaggio verso la colonia alpina San Marco di Pedavena (ci si immagina proprio il momento in cui, testa fra le mani, pensa “pure la camicia mi ero abbottonato!”)

Ma attenzione! La trova! La trova su Fésbuc! E la propulsione romantica di questa roba raggiunge il telescopio spaziale Hubble quando si passa a lei, che non lo conosce per niente e non solo si è lasciata contagiare coi Cornetti, ma nemmeno gli dice ciao, gli scrive direttamente che “ha proprio voglia di vederlo ora”, che, oltre ad essere una brutta frase dal punto di vista della costruzione, è di uno zerbinaggio allucinante; ma lei è carina, Cesare Cremonini, eccetera eccetera, quindi tutto è normale, inclusa quella assurdità telepatica per cui se a lei arriva una notifica le amiche si girano tutte e quattro e ammiccano e gongolano come se il messaggio l’avessero letto pure loro. Ma perché no, se non altro hanno gettato le basi per un bruttissimo manga.

I due devono essersi detti “incontriamoci in un luogo affollato” il che è la prima idea intelligente e sicura che sia uscita finora. Per ristabilire subito l’assenza di raziocinio, perciò, vi dico che arrivano con le delegazioni. Lui in bicicletta con due suoi amici, uno davanti e uno dietro a fare la scorta (se non sono con lui, ci sono tre persone che girano ridendo da sole in bici una dietro l’altra e allora non so proprio che dire), mentre la ragazza opta per una Citroën Méhari rossa (che non è mica un raccoglitore di carrube marocchine, lei) con un’amica che fa l’autista e l’altra a coprire il fianco destro della vettura con lo scooter, come neanche nelle peggiori parate comunali. Ma non vi preoccupate, al momento dell’incontro tutti spariscono, pure la bici, e lei scende dall’auto vuota abbandonata in mezzo alla spiaggia.
Ah, che momento. Prima Mio Mini Pony Occhi di Stelle e la sua amata si imboccano a vicenda con le punte dei Cornettini, poi lei, forte delle abilità da scoiattolo volante fornitegli da quella specie di poncho che ha sul costume, gli salta addosso perché effettivamente se no non la finivamo più, quindi la ringrazio. E un bonus maestra di vita, perché mentre lo bacia continua a masticare.
Scopriamo poi che rimarranno lì fino a notte, sempre mangiando mini-gelati, e che lei fa un uso sconsiderato e imbarazzante dell’occhiolino come strumento di seduzione.
Goditi il viaggio, amerai il finale, dice il claim. Va bene uguale se amo il fatto che sia finito?

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La felicità è nei luoghi più impensati

Bentrovati, amici. Parliamo oggi del  nuovo spot di Activia e di come, con grande impegno, esso ci indottrina circa lo stile di vita denominato “pance felici”.

Per prima cosa, molto giustamente, dobbiamo vedere un po’ di pance random, coperte o scoperte in un movenze meno eleganti di un torneo di beer-pong,  finché poi, a sorpresa (sigh) ci vengono  rivelati i personaggi a cui esse corrispondono, tutti  ingaggiati senza logica apparente. C’è Alessia Marcuzzi, ormai definitivamente immolata a donna per sempre associata a fenomeni digestivi.  C’è Tosca d’Aquino, che è lì per ricordare che la sopravvivenza degli attori teatrali è legata a fattori tristemente imprevedibili. C’è l’onnipresente, invadentissimo Alessandro Borghese: per chi non lo conoscesse, è uno chef che conduce una quantità esagerata di programmi e che mette un sacco di grasso dappertutto.
Uno direbbe che niente accomuni queste persone e invece va detto che tutte e tre sanno donare delle espressioni di gioia gaudiosa e stellare che sono proprio speciali. È una squisitezza ammirare Borghese che butta la testa 
all’indietro con la risata pazza, così simile a quella delle modelle di maglioni fatti in casa delle riviste Pratica dei primi anni Ottanta: Ah ah, il golf intrecciato con davanti  un daino stilizzato, ah ah! Borghese è uguale, si scompiglia i ricci e si disloca la mascella per quanto è felice la sua pancia.

Mentre noi siamo ancora straniti e un po’ in imbarazzo (un bel record, considerando che lo spot è cominciato appena tre secondi fa), si materializza una signora che magari è nota, ma che mi deve scusare perché io proprio non la conosco. Ad ogni modo,essendo lei la più anziana del gruppo di pance, ha il compito di fare le sparate sagge, così snocciola massime banalissime, prima scuotendo il dito, con inutile severità, e sorridendo con immenso amore subito dopo, come a dire io so come va la vita, ho fatto la guerra, una volta qui era tutta campagna però non sono mica un cuore di pietra, ho i sorrisi veri che vengono da dentro. Che momento Buddha in mezzo alla foresta, no? No! Alessia Marcuzzi riporta noi povere creature spirituali sulla terra, battendosi la pancia come uno Hobbit soddisfatto del banchetto, precisando:

«E voglio dire da qui!»

Niente da fare, l’unico moto interiore sarà quello intestinale.

«Sì!»

aggiunge una ragazza molto simpatica che si intrufola nel discorso senza alcun motivo

«perché se la mia pancia sorride…»

non finisce la frase, chiaramente, perché la sua presenza serve a noi scimmiotti a capire che Activia è un prodotto che non va bene solo se sei un’anziana pedante, ma anche se sei una giovane graziosa, un’ex presentatrice di Festivalbar e pure se hai recitato ne Le segretarie del sesto, non importa. L’unica cosa che conta è che tu indossi un indumento rosa cipria e/o beige, altrimenti puoi tornartene a casa, che troppa democrazia non ha mai fatto bene a nessuno.

La frase lasciata a metà di cui sopra è terminata

«sorrido anch’io!»

da Tosca d’Aquino, che potete ammirare in due versioni contemporaneamente:

tosca

la prima mentre, appunto, ride con la sua migliore falsità; la seconda, estremamente commovente, mentre singhiozza in piena crisi, ingoiando yogurt e maledicendosi per aver accettato di girare questo spot.

Spunta poi Alessandro Borghese, che non è venuto qui a fare il cane maltese in bicicletta al circo d’inverno, ma a portare la sua competenza in campo gastronomico:

«Ecco perché è importante mangiare cose buone, che ti facciano star bene dentro!»

E, utilizzando le mani come due maracas tutte da maltrattare, lo chef si picchietta lo stomaco, forse evocando alcune delle sue ricette leggere leggere preferite, come la fonduta con pane e salame o il crumble con banana.

Mentre la ragazza anonima fa gli sporchezzi con il cucchiaio, rientra Alessia Marcuzzi che parte all’assalto, decantando competenze non documentabili:

«Parlo per esperienza, non c’è niente come Activia di Danone».

Ma per cosa? Non capisco. Il discorso è un po’ fumoso: io devo sorridere dentro, però dentro nella pancia, non nell’anima; è importante che sia la pancia così poi posso sorridere pure io nella mia camicina rosa e mangiare il crumble di banana?

Non si sa. E non importa a nessuno degli elementi della “gente Activia”, che per evitare ulteriori domande si mettono a ballare in eccessiva frizzantezza, con incroci e scambi che neanche ai binari, ci donano le loro espressioni più goduriose e giurano e spergiurano che lo yogurt è buonisssssimo. Anche secondo me ci hanno messo troppe S.

Comunque c’è il Bifidus Actiregularis, ci assicurano. Che non esiste davvero, ricordiamo noi, ma questi sono dettagli. Dobbiamo essere colti o felici, ah?

E felici sia. Che possiate essere felici come la gente Activia. Che possiate comparire esclusivamente nell’ultimo fotogramma, senza che nessuno sappia mai da dove caspita saltiate fuori. Che possiate essere Tosca D’Aquino che si rammarica in lacrime o Alessia Marcuzzi che regge il cartello muovendosi il minimo sindacale. Che possiate essere la più vecchia della compagnia che nel balletto cerca con discrezione di divincolarsi dalla stretta inopportuna di uno chef il quale, a sua volta, danza seguendo paro paro i passi dell’orso Baloo alla corte di Re Luigi.

No, dai, cos’è che contiene Activia, veramente?

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Molly

Molly.
Un’idea che strizza un occhio all’inglese (nome di donna, più che altro diminutivo) e l’altro all’italiano (l’aggettivo “molli”). Avendo entrambi gli occhi chiusi per strizzarli in direzione di ceppi linguistici a caso, quest’idea non può leggere, e di conseguenza non può sapere, che in slang nordamericano “Molly” vuol dire ecstasy, in capsule.
Il che, voi capirete, fa spanzanare dalle risate, se pensiamo che il prodotto in questione è l’ibuprofene in “capsule molli”.

Del tutto ignari del facile e poco edificante equivoco, i creatori dello spot hanno deciso che era il momento di preparare la solita scenetta, seguendo le regole d’oro del pubblicitario:

1. Personaggi sgradevoli
2. Frase antipatica e ripetitiva che faccia ricordare il prodotto in un turbinio d’odio («costa meno del jingle!» occhiolino in direzione del cliente. Risate)
3. Un’altra scenetta, possibilmente più stupida ancora.

Effettivamente, purtroppo per noi, gli elementi li avevano tutti. Vediamoli insieme.

Scenetta I – Molly a Roma.

Un tizio si fionda addosso a una ragazza, dimostrando un entusiasmo da arte drammatica che mi fa pensare di essere al cospetto di un diplomato cum laude dell’Accademia degli Uomini Sandwich.
La destinataria di questo slancio d’affetto non gli dice neanche ciao. Ora, io direi che la situazione è chiara: l’ha visto da lontano e ha pensato una cosa del tipo mannaggia, m’ha trovato, credevo di averlo seminato, cose così. Poi però lui s’è avvicinato, le ha chiesto cosa succedesse… Allora Molly s’è presa di pena e gli ha detto che ha mal di testa, per non ferire i suoi sentimenti.
Segue conversazione in neandertaliano classico, in cui lei dice “mal di testa” in due idiomi confusi e lui le risponde «no problem!» con quell’allegria irritante che ci fa capire come mai nel vederlo a uno gli arrivi il mal di testa.

Ve la faccio breve perché siamo alla frutta della deficienza. Lui prende le capsule dal portaoggetti della Vespa e gliele sventola davanti in tutti i formati blaterando di intensità del dolore, lei finge di ascoltarlo mentre si maledice di esistere tra polsi ritorti e sospiri interiori, lui insiste che le capsule sono «molli!», come se in effetti la cosa potesse avere una qualche attrattiva comica, e accentua il concetto creando un siparietto con le due scatole, dal retro del quale sbuca in una specie di bubusettete dell’antidolorifico che proprio non saprei.
Dopo aver ingollato sulla fiducia una manciata di capsule di chissà cosa, Molly ha perso i freni inibitori: ride come una pazza sul motorino, che a questo punto deve sembrarle un razzo spaziale sparaconfetti, indica i pannelli pubblicitari convinta che rechino messaggi per lei e si lascia trasportare con preoccupante senso dell’avventura dal ragazzo sospettosamente allegro, mentre la voce fuori campo mette in allerta sui classici effetti collaterali anche gravi.
Non c’era bisogno, avevamo intuito.

Scenetta II – Molly da Mario


Bellissimo ed innovativo incipit: si prende una donna anglosassone e la si fa girare in motoretta per la Capitale.
Io sono un criticone, ma qui devo alzare il bicchiere e applaudire (dopo aver posato il bicchiere, credo) a qualcosa di nuovo ed originale.

vr

Diamo a Cesare quel che è di Cesare, dunque (cioè una fracca di pugnalate che tutti si aspettavano) e torniamo a noi.
Ovviamente l’uomo, che scopriamo chiamarsi Mario, si è portato Molly a casa.

Siamo arrivati, Molly!

grida il maledetto – ma come si spegne?!

Esprimendo tutta l’ammirazione del topolino di campagna, Molly comincia subito a lanciare i propri effetti personali a destra e a manca in un appartamento con una vista meravigliosa, ma così meravigliosa che uno quasi non fa caso a elementi d’orrore come il tavolino di vetro con le ruote del carrello per la spesa e la bici piantata in soggiorno.
Ma ecco un tizio (sgradevole, regola numero uno!) piombare in casa al solo scopo di comunicare che ha un terribile mal di testa.

Mal di testa? Molly!

Si intromette subito la ragazza. E io non capisco perché debba parlare così, come una mentecatta, come se ricordasse solo il suo nome. La versione terrestre di Dory di Alla Ricerca di Nemo.
Spiega che se hai male  prendi la capsula da una scatola, se hai malissimo dall’altra. Oppure, dico io, ne prendi due dalla prima scatola, se la differenza è il dosaggio. Ma la differenza non è il dosaggio, è che devono vendertele tutte e due.

Segue assai opportuna la spiegazione in blu, in cui ci insegnano a deglutire (grazie a una cosa che si chiama tecnologia liquida; io la chiamo voglia di lanciarvi qualcosa di solido.)

Ed è qui che la situazione precipita.
Precipita perché, nel frattempo che noi imparavamo a inghiottire, potrebbe essere passato chissà quanto. Infatti, mentre i tre sono seduti in grande agio reciproco, il tizio in felpa rossa ringrazia Molly e io non voglio sapere di cosa, visto che lo fa mentre si tira su la zip. E lo voglio sapere ancora meno, visto che Mario, in un raro momento di cavalleria, fa apprezzamenti trasversali sulla poco perspicace giovane:

carina, eh Molly?

L’altro pensa bene di rispondere con

Capsule!

E qui, se tendete l’orecchio, sentirete le campane dell’umorismo intelligente suonare a morto, mentre Molly, inutile, duttile creatura, si sente tutta accattivata da queste cortesie e si ripete capsule, capsule, capsule, perennemente assediata da Mario che non si fa sfuggire l’ennesima occasione di allungare le mani.

Adesso sì che ho mal di testa.

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Anniversario ok (e l’immancabile ricco premio)

I

Per quanto mi diverta tantissimo a commentare le pubblicità, ci sono delle volte in cui davvero mi è impossibile rendere lo spot più ridicolo di quanto già non sia. L’apoteosi di questo stato d’animo ha oggi un nome e un cognome, Sigaretta Elettronica. O Emanuele Filiberto. Sono la stessa cosa: possono circolare in luoghi in cui i loro più prossimi antenati non potevano, hanno un aspetto che non convince per niente e fanno male alla salute anche se spergiurano di no.

Quest’uomo ha fumato per vent’anni.

 

Ahi ahi, ci si aspetta, danni vascolari, polmonari, displasie… Ma manco per niente: tosse, divieti, freddo. Eh, sì, i danni del fumo. L’essere costretti a tendere le manucce gelide verso la stufa a fungo all’esterno del ristorante che neanche i castagnari, ingiustamente privati del piacere di condividere il proprio enfisema con gli altri.

A salvare l’uomo arriva, a tempo di musica unz unz unz e di pari finezza, una fanciulla che esce dal locale e si fa una mezza sfilata con l’eleganza tipica della vanga da ghiaccio. Per sicurezza, la camera indugia per un secondo dove finisce la gonna. Non si sa mai.

Con grazia, dicevamo, ella si slancia verso di lui e se lo porta dentro, mentre nell’aria si ode il monito:

Smetti, smetti! Anno nuovo vita nuova!

Però, che premuroso il fantasma del Natale futuro, pensiamo. Poi però continua.

Fuma ok dove ti pare! Come un principe!

Al che dobbiamo riprenderci da tre sorprese – tre, capite, son troppe:

  1. Il fantasma che parla non vuole salvarlo, vuole sotterrarlo. Vabbé, un filo di logica comincio a percepirlo.
  2. “Fuma ok” è data come espressione di senso compiuto e non come analfabetica oscenità.
  3. “Come un principe” equivale a crogiolarsi nello splendido privilegio di sfumazzare al tavolo tra ragazze pagate per stare lì.
    In effetti qualche principe così c’è, ora che ci penso.

Fatto sta che Emanuele Filiberto e le signorine si fumano questa cosa inguardabile, a metà tra un cannonazzo giamaicano e una spada laser, suggendo forse da un bocchettino più piccolo, giacché paiono tanti colibrì ad un abbeveratoio di acqua zuccherata. Risputano fuori infine una quantità di vapore brucaliffesco, cercando di farla sembrare una cosa chic.

Se le volete, potete prenderle in farmacia. O in edicola. Il che dovrebbe far venire in mente dei dubbi a gente assennata, ma qui non ce ne sta l’ombra, quindi proseguiamo.

In realtà, già così ce la saremmo potuti portare a casa e ridere in famiglia per settimane. Eppure, io ve lo assicuro, il meglio ha da venire.

La ragazza al tavolo dietro brinda per i fatti suoi, facendo da sfondo all’acume verbale del principe:

Fumo ok, più benessere[1] e più fiato!

ammicca EF, sfoderando il suo sguardo da ottimo selezionatore di cetrioli sott’olio.

E più sesso!

ribatte l’accompagnatrice tutta appanterata, sfoderando il suo sguardo da pessima selezionatrice di uomini.

Più sesso? Ok!

risponde lui divertito e sorpreso, ché a questa cosa del sesso proprio non ci aveva pensato.

La ragazza al tavolo dietro si inserisce misteriosamente nel contesto sganasciandosi insieme a tutti gli altri nel ristorante, mentre la provocatrice in rosso aspira avidamente dal suo Cohiba klingon, sempre finissima, io mi aspettavo da un momento all’altro che sputasse per terra.

Fumo ok, la bionda!

abbozza la voce fuori campo, che un po’ si vergogna di fare da narratrice a simili dialoghi.

Elettronica, la più sexy!

insiste inutilmente lui, dimostrando per l’ennesima volta di non essere mai pertinente, mentre la bionda non elettronica sbuffa. Ma sbuffa appena appena, delicatissima: diciamo che se le si metteva un’armonica tra le labbra si suonava un blues per due, tre minuti al massimo, non di più.

E questo, signori, è il miglior spot antifumo di sempre.

II

Voi non ci crederete (o almeno, io ho contato tre volte perché mi pareva troppo) ma oggi questo blog compie cinque anni. Grazie a voi che non mi avete mai fatto perdere la voglia di scrivere, anche quando le circostanze cercavano di abbattermi.
Se siete dei lettori da abbastanza tempo, sapete che adesso arriva il momento migliore del post d’anniversario: il premio terribile!

Amica, amico! Vuoi vincere un premio bruttissimo messo in palio da me per l’occasione? Ma brutto brutto eh, come questo o questo?

Bene, partecipare è semplicissimo. Basta mandarmi una mail al solito indirizzo. Potete provare fin quando scriverò un commento qui sotto che annuncia il vincitore. Potete scrivermi anche dopo, naturalmente, che ci facciamo quattro chiacchiere.
Il più veloce, quest’anno, si accaparrerà nientemeno che questo splendido manufatto:

Brad

spedito a casa da me con tanto affetto, nella ormai celebre busta gialla triste e sgradevole. Ho speso tutta una mattinata al supermercato a sfogliare riviste di moda, nella speranza di trovarlo e come conseguenza nefasta ho dovuto acquistare un numero di Vogue, che è praticamente cartaccia da trasloco decorata a vestitini.
E notate la totale assenza di raccordo tra un pezzo di spalla e l’altro, caratteristica che non fa che accrescere il valore dell’opera.

L’unica regola, come ogni anno, è che non bisogna aver vinto nelle edizioni precedenti: non siate ingordi, siete già stati sfacciatamente fortunati.

Bando alle ciance, buon anniversario, che è mio quanto vostro, quindi va festeggiato insieme.

[1] Più benessere, sto grandissimo siluro NATO, non è vero. Fanno male uguale. Qualcuno sostiene che facciano addirittura peggio. Sempre che non vi scoppino in faccia prima.

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